I cromogrammi di Roberto Albertalli

Crediamo che Roberto Albertalli, artista e precursore del movimento che lui stesso ha definito proiezionismo, debba molto al padre Giovanni. Anche lui è stato un pittore, legato alla sua terra di origine, il novarese, e ha contribuito alla realizzazione di un originale museo a Casalbeltrame, dove si conservano cimeli della cultura contadina (attrezzi agricoli, mezzi di trasporto, ecc.).

In quelle zone, in passato c’era una figura particolare, che veniva chiamata Caminant. Era un personaggio che girava tra le cascine isolate del territorio a portare notizie, musica, storie, favorendo scambi commerciali. Roberto è figlio della sua terra perché lui stesso, in qualche modo, vuole essere un moderno Caminant, trasmettere dei messaggi con le sue opere, senza dimenticare che è anche musicista (si definisce sound designer) e non rinnega certo il suo passato di ballerino con successi televisivi e teatrali a fianco di Pippo Baudo ed Hether Parisi.

Quando ha deciso di girare pagina, si è dedicato anima e corpo alla creazione artistica con opere che hanno il fascino dell’esoterico, non solo per la forma quanto per il modo in cui vengono realizzate. Naturalmente Roberto Albertalli non ci svela tutti i segreti del suo laboratorio, ma fornisce alcuni spunti interessanti che stanno alla base del suo lavoro.

Roberto Albertalli 3

Le opere che lui definisce “cromogrammi” sono realizzati rigorosamente in 7 colori. Se se ne usano 6 o 8 l’operazione non riesce. La tavola su cui si faranno depositare i colori deve essere perfettamente in piano orizzontale, “in bolla”. Poi, l’artista fa lentamente colare dai bicchieri resine mescolate con pigmenti e ossidi. Operazione che tassativamente viene compiuta dalle 2 alle 4 e mezzo del pomeriggio. I gesti che compie sono assolutamente estemporanei, non rispondono a nessun tipo di programmazione o disegno preventivo. I colori, insomma, vanno dove vogliono andare, si stendono con libertà assoluta, assumendo le forme più diverse e incontrollate, creando sfumature inattese, accostamenti imprevedibili.

Non è facile descrivere le sue opere né io mi ci proverò. Qualcuno che lo ha fatto si è aiutato realizzando dei versi, delle poesie che le frequenze dei colori sono state in grado di suscitargli. Parole che mimano l’emozione. Non per nulla ci si azzarda a tirare in ballo alcuni concetti relativi alla fisica quantistica. I colori, infatti, sono frequenze che rappresentano delle vibrazioni, veri e propri concentrati di energia di cui è impossibile calcolare il senso, capaci persino di sottili e impercettibili sensazioni ipnotiche.

Roberto Albertalli 2

Ed è proprio l’indeterminatezza delle opere d’arte di Albertalli, della materia e delle sostanze che le compongono, così autonome nel posizionarsi e trovare dei loro equilibri formali, particolarmente affascinanti, a caricarle di un significato esoterico e misterioso. Ognuno può interrogarle come vuole e riceverà risposte adeguate. E a volte, incredibili illuminazioni. Insomma, sono opere capaci di un dialogo intimo con il fruitore che va ben oltre qualsiasi spiegazione razionale.

Altre opere, che egli definisce materiche, sono realizzate con polveri di quarzo, marmo tritato e resine. Il risultato è anche in questo caso particolarmente efficace, creando un “effetto acquario” particolarmente suggestivo e cangiante in rapporto con la luce del giorno. Senza dimenticare il piacere di lasciare che le dita della mano accarezzino le rugosità della superficie, stimolando anche il senso del tatto, spesso sacrificato di fronte alle opere d’arte classiche, che sono sacralmente “intoccabili”.

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