Le donne-mito nella pittura di Cristina Fornarelli

Il fascino della donna è il più grande mistero del mondo. A farcelo trapelare dalle sue composizioni pittoriche è Cristina Fornarelli.

L’Artista va oltre la materia, la trascende, sollecita con garbo e dolce malizia il nostro sguardo (soprattutto quello maschile), attiva i nostri sensi e il desiderio di conoscere, di andare a fondo, di scalfire l’immagine femminile per arrivare al cuore dell’emozione che sentiamo suscitarsi in noi.

E’ veramente la volontà conoscente “faustiana”, la pura ricerca di oltrepassare il proprio limitato orizzonte, facendoci condurre dalla donna (eterno femminino) verso un mondo altro, un mondo più lontano, che ci eleva. Tanto che la donna si trasfigura.

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Anche lo stile della Fornarelli in questa delicata operazione sembra seguire questo istinto. E nel gesto pittorico, infatti, la figura femminile trascolora, digrada, si proietta nostalgicamente in un passato prossimo, che altro non è che un ritorno al classico, per fermare un momento memorabile, mentre dall’alto calano piccole gocce, intrise di colore, cariche di riflessi a formare quasi una leggera cortina di protezione, di ulteriore mistero, di pudore trascendente.

Che dire? Questi atomi che piovono, iridescenti e animati da sbavature controllate, paiono clinamen lucreziani che svolgono la funzione di spostare l’oggetto oltre il confine del visibile e del tattile della tela. Ci dicono qual è il nostro limite, ci invitano al rispetto. Come un monito, tanto più importante in questa nostra epoca violenta.

Le donne sono sempre austere, moderne anche se vestono all’antica, se fumano in pose da maliarde, con lunghi bocchini, sempre eleganti, sedute su divani, cofani d’auto, talora collegate a un disegno compiuto di perfezione – il cerchio, ad esempio – con i loro sguardi imperscrutabili, lontani, per certi aspetti ammiccanti, ma persi verso un futuro impreciso.

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Donne peraltro equilibrate, ideali anche nei movimenti quotidiani, quando salgono o scendono da un treno, baciano il proprio uomo, piene di quella coscienza di sé che le rende consapevoli del loro fascino e del loro potere. Che non è mai sopraffazione. Ma semmai atteggiamento di rivalsa, non aggressiva ma pacificata, consapevole del compito al quale sono destinate.

Insomma, piccole, grandi dee che ci circondano ogni giorno. Che ogni giorno noi uomini ammiriamo donando loro per lo più sguardi di sfuggita ma caldi, coinvolgenti. E Cristina Fornarelli lo sa bene. Sa che l’aria in certi casi è piena di sottili richiami subliminali, tra l’erotico e l’estetico, degni di immagini divine. Estatiche, quasi.

E non dimentichiamo gli accessori delle donne, collane, scarpe, borsette, ecc. sui quali l’Artista si sofferma con attenta speculazione formale, e che diventano formidabili oggetti di un culto pagano, al limite del feticismo. Parte integrante di quel corredo di armi seduttive consentanee alla figura della donna-totem che troneggia su di noi con la sua benevolente carica di amore da dare e ricevere.

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