Maria Teresa Treccani, cosa c’è al di là dell’oggettività?

Dipingere non è riprodurre. Non è, semplicemente, comunicare un messaggio. E’ piuttosto lanciare una scialuppa di salvataggio. A cui chiunque può aggrapparsi per salvarsi o illudersi di farlo. Questa sensazione ci ispirano le opere di Maria Teresa Treccani. Non si chiede di interpretarle ma di trascendere quello che noi vediamo e che il nostro senso razionale crede di comprendere.

Mi viene in mente una frase di J. Derrida a proposito della significazione di un testo letterario che ben si attaglia anche all’opera della Treccani. Il suo lavoro si situa al di là “de son vouloir-dire original et de son appartenance à un contexte saturable et contraignant” cioè, al di là del suo significato originariamente previsto e appartenente a un contesto saturabile e vincolante.

In altri termini, l’apparente oggettività di una descrizione semplicistica esula dall’intenzionalità profonda dell’Artista; non ci si deve aspettare da lei una interpretazione della propria opera, altrimenti non avrebbe realizzato quel quadro.

Il quadro è lì proprio per generare interpretazioni diverse, contrastanti, opposte; è lì per metterci in difficoltà con il nostro modo di vedere la realtà, di pensarla, di trasformarla. Un’opera che ci sfida e noi, se siamo esseri sensibili, questa sfida dobbiamo raccoglierla, farla nostra.

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