Santomaso: autodidatta di genio

Presentato alle Gallerie d’Italia, alla presenza del curatore, il catalogo ragionato delle sue opere, edito da Allemandi.

Un lavoro davvero approfondito e attento quello svolto da Nico Stringa, professore di Storia dell’Arte Contemporanea alla Ca’ Foscari di Venezia, coadiuvato da un valido staff di collaboratori, per cercare di far conoscere nel modo più completo i sessant’anni di attività del grande pittore veneto Giuseppe Santomaso (1907-1990).

Ne è scaturito un libro ponderoso in due tomi (più di cinque chili e mezzo di peso), in corso di pubblicazione per Umberto Allemandi, interessante per cogliere l’essenza di un artista che, meditativo e silenzioso, meritava di essere meglio conosciuto dal pubblico e dalla critica.

Un precedente catalogo dello opere di Santomaso era stato realizzato nel 1975, quando l’artista era ancora vivo. L’idea di realizzarne uno ragionato parte da un Convegno tenutosi nel 2007 presso la Fondazione Cini.
E’ frutto, quindi, di una serie di studi durati una decina d’anni che culminano in un’opera che certamente non è esaustiva ma mette un punto fermo importante su questa figura di artista e sul suo percorso creativo.

Il volume è in grado di testimoniare il processo evolutivo della sua ricerca artistica, e lo fa, ad esempio, attraverso le sequenze in bianco e nero delle sue diverse fasi creative, cogliendo la nascita dell’idea, il climax, il suo declino, fino alla risorgenza di un nuovo stimolo.

Santomaso, ricordiamolo, era un autodidatta o autodidatta di genio, come si dice. Non frequentò l’Accademia ma fu chiamato a insegnarvi per meriti indiscussi e lo fece dal 1957 per venti anni.

La sua fortuna fu aver incontrato un gallerista olandese che lo invitò nel suo Paese nel 1937. Santomaso ne approfittò per far scalo due volte (nell’andata e nel ritorno) a Parigi, dove ebbe esperienze importanti per la sua attività artistica. Non vide solo “Guernica”, conobbe, il nipote di Van Gogh che ancora conservava i quadri dello zio e potè ammirarli da vicino.

Fu sempre attento al dibattito culturale come dimostrano le sue scelte dall’espressionismo al Fronte Nuovo delle Arti fino al gruppo degli Otto. Conobbe molte personalità, tra cui, Ezra Pound, Peggy Guggenheim ed ebbe numerosi riconoscimenti, dalla partecipazione alle prime Biennali fino all’esposizione presso Gallerie private (Galleria Blu) e istituzioni pubbliche (Palazzo Reale).

Da ricordare che due sue opere sono attualmente presenti anche nella mostra “NewYork New York” presso le Gallerie d’Italia.

Tornando al libro, esso tocca in modo attento e dettagliato le diverse esperienze dell’artista. Dalla fascinazione nei primi anni Sessanta del paesaggio carsico della Puglia (cicale e cattedrali), alle nature morte, al periodo postcubista.

Dal ciclo delle finestre al passaggio all’informale con opere drammatiche, ipnotiche, con ricchezza di trama e di colore fino alla rinuncia al colore stesso (il colore del non colore) che lo porta a una scelta minimalista con le lettere a Palladio e il ritorno, negli ultimi anni di vita, a Venezia con opere che ne sono la sua “metonimia”: pensiamo ai particolari di pietre, con un senso dell’astratto, come si disse, quasi di scuola tiepolesca, per l’attenzione a certi squarci di luce. Lui che resta comunque il pittore del colore.

Insomma, un libro importante che è destinato ad essere fondamentale per tutti coloro, studiosi o amanti dell’artista, che vogliono seriamente avvicinarsi alla sua grande avventura pittorica.

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