Gli eroi e i gatti di Kuniyoshi

Il misterioso e fantastico mondo di Kuniyoshi, popolato di samurai, geishe, attori kabuki, animali, mostri.

Kuniyoshi, nato nel 1797, appare sulla scena artistica giapponese, dopo grandi maestri come Hokusai e Hiroshige, ma riesce a trovare spazio, grazie alla sua abilità tecnica e alla sua raffinata, misteriosa ed eccentrica fantasia. Il successo lo ottiene con le stampe di guerrieri ma non abbandona mai il classico filone dell’ukiyoe.

Rispetto ad altri artisti, Kuniyoshi appare più aperto alle novità, agli influssi che gli arrivano da altri mondi. Lui, d’altronde, aveva studiato anche autori occidentali e il loro influsso in qualche nodo si sente. Chissà se conobbe anche i lavori dell’Arcimboldo? Una cosa è certa però: molte delle sue fantasiose, umoristiche e critiche ricostruzioni di personaggi (chiamate giga, caricature) lo avvicinano al pittore milanese, tanto da definirlo “l’Arcimboldo giapponese”. In realtà, Kuniyoshi, come dicevamo resta fedele al linguaggio artistico dell’ukiyoe.

L’ukiyoe è un linguaggio artistico che si esprime attraverso la stampa su carta a mano, avvalendosi di matricidi legno intagliate. Il suo stile, incredibilmente, appare modernissimo e ancora oggi continua a influenzare la cultura in Giappone ma anche nel resto del mondo in ambito pop, nel settore dei manga, dei film di animazione, ma anche del design, della grafica, del tatuaggio, ecc.

Il mondo fluttuante.

C’è indubbiamente un input di stampo buddhista e shintoista che ispira gli artisti a oltrepassare il piacere provocato dai beni terreni, dalla vita di ogni giorno, sublimandoli in qualche modo, rendendoli eterei, delicati e impalpabili. Con il passare del tempo, però, questa tendenza perde l’intenzione originaria di nobilitazione e spiritualizzazione e nel descrivere, cogliere e apprezzare i piaceri più piccoli, effimeri, della vita di ogni giorno trova al contrario il suo senso più vero e autentico. Ed è così che si afferma il mondo fluttuante.

Un mondo situato in un delicato equilibrio tra realtà e fantasia irrorato dai contributi, anche complessi, della mitologia giapponese, che non si limita più a raccontare una visione oggettiva degli avvenimenti ma tende a renderli immaginifici, caricandoli di valori e simboli interiori.

Qual è il segreto del successo di Kuniyoshi?

L’eleganza, l’originalità, la capacità di lasciarsi andare alla fantasia, lo stile personalissimo e molto curato: consigliamo ai visitatori di soffermarsi su alcune stampe per ammirare da vicino i particolari riprodotti, spesso in dimensioni ridottissime, ma sempre con attenta e amorevole cura. Ecco, l’altro aspetto forse è che si intuisce l’amore, la passione di chi ha fatto questi lavori. Lavori di certosina precisione. Ma sempre di una assoluta levità (la definizione di fluttuanti si attaglia perfettamente), che li rendono godibilissimi.

Il percorso della Mostra della Permanente si suddivide in cinque sezioni tematiche: Beltà; Paesaggi; Eroi e guerrieri, con la sottosezione “Eroi suikoden” (i “briganti”, in realtà un gruppo di coraggiosi che si muovono a difesa del popolo stremato da ingiustizie e corruzione); Animali e parodie con giochi di parole onomatopeici consentiti dalla lingua giapponese, illusioni, scherzi, e Gatti. La grande passione di Kuniyoshi che ne aveva sempre una decina attorno a sé e per loro in casa aveva anche allestito un piccolo altare buddista per ricordare i felini defunti.

Ecco, allora, che nelle stanze della Mostra, le stampe ci fanno entrare in mondi incredibili, paesaggi particolari, donne splendide, attori, mostri e animali, gatti soprattutto. Ma tutto si può confondere, mescolare: figure umane si costruiscono, al modo dell’Arcimboldo, con altre immagini, altri oggetti. Le proporzioni non rispettano la realtà e ci spiazzano: scheletri enormi, pesci giganteschi. C’è come un gusto barocco, esagerato, non tanto per stimolare lo stupore quanto per attivare la fantasia, il tutto con ampio dispiego di colori vivi, densi, pieni.

Un po’ barocco, un po’ caricaturale

Occorre ricordare, anche, che il gusto per la ricostruzione attraverso gli animali – ancora gatti, ma anche passeri, ranocchie, volpi, ecc. – di situazioni umane è stato per Kuniyoshi un modo per sottrarsi alla censura che in un certo periodo colpì la produzione di stampe riguardante attori e bellezze femminili.

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