Cuno Amiet e la sua voglia di paradiso

Fino al 28 gennaio al Museo di Mendrisio le opere di Cuno Amiet, pittore svizzero francese esponente della tradizione impressionista e postimpressionista.

Una vita lunga, quella del pittore svizzero Cuno Amiet (nato a Soletta nel 1898, morto a Oschwald nel 1961) e ricca di colori in tutti i sensi. Ecco perché la mostra che si è aperta il 22 ottobre al Museo di Mendrisio a lui dedicata, con settanta sue opere in esposizione (oltre ad altrettante stampe), può essere un’occasione per farsi un’iniezione di ottimismo.

Amiet è uno degli artisti svizzeri della prima metà del Novecento più importanti in area francofona e fu amico di un altro grande pittore – più conosciuto di lui – della Svizzera tedesca, Ferdinand Hodler.

Entrambi possono essere definiti i padri della pittura moderna svizzera. Amiet risentì della tradizione impressionista e postimpressionista francese, e visse un periodo nei primi venti anni del Novecento, in un fecondo crogiolo di idee, in cui si muovevano anche i simbolisti.

Andò a Parigi e in Bretagna a Pont-Aven insieme a Giovanni Giacometti sulle tracce di Gaugin, che nel frattempo era già partito per la Polinesia. Ma trovò altri artisti importanti come quelli del gruppo Nabis, affascinati dalle stampe giapponesi, e pittori come Matisse, Cézanne, Seurat, Van Gogh, con i quali poté confrontarsi.

Non dimentichiamo che Amiet, insieme ad altri, fonderà il gruppo “Die Brücke” che darà il là all’espressionismo tedesco, anche se in realtà lui non vi partecipò mai convintamente anche perché non condivideva certi tormenti psicologici che animavano quegli artisti o le eccessive attenzioni al mondo cittadino, preferendo una ricerca espressiva più armonica e legata al senso della natura.

Fu attento sperimentatore, soprattutto orientandosi verso soluzioni innovative di tipo creativo e coloristico. Amiet è un personaggio che attraverso le sue opere (paesaggi, figure, nature morte) esprime serenità, pace.

Potremmo definirlo un grande ottimista perché sente a pelle il rapporto positivo dell’uomo con la natura, nei suoi quadri, ricchi di colori, il mondo è descritto come una sorta di Arcadia (lavoro, famiglia, vita semplice nei campi). E la natura resta sempre una risorsa di ispirazione infinita per lui. Passò la sua vita in una grande casa a Oschwald con un bellissimo giardino che curava la moglie, Anna.

Amiet amava insegnare pittura ai giovani e aveva rapporti non solo con pittori ma anche con scrittori (fu amico di Hermann Hesse, al cui figlio insegnò i rudimenti della pittura) e nella sua casa ospitò anche Winston Churchill.

Uno stile, quello di Amiet, che non cambierà mai, anche di fronte alle amarezze della vita come la perdita della sua compagna. Proprio in seguito a quel lutto, realizzerà l’opera “Paradiso” (1958), un lavoro di grande pace e distensione, calato in un’atmosfera dorata, caratterizzata da una luce calda e avvolgente.

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