Che Guevara: un rivoluzionario per bene

La Fabbrica del Vapore è uno spazio unico a Milano. Luogo di incontro, ricerca, creatività, contaminazione, aperto a nuovi linguaggi, a nuove espressioni artistiche, capace di raccontare, senza reticenze o pregiudizi, personaggi e storie, spesso scomodi e contraddittori, con l’intento di coglierne il senso, recuperarne i valori più attuali per condividerli, soprattutto con le nuove generazioni.

 

In questo momento, la Fabbrica del Vapore ospita due mostre: “Revolution!” e “Che Guevara. Tú y Todos” che rispecchiano bene questa volontà nel cercare di descrivere la prima i movimenti e le passioni giovanili del periodo che va dal 1966 al 1970 (dai Beatles a Woodstock) e la seconda un personaggio mitico come Ernesto Guevara, a cinquant’anni dalla sua morte.

Rifiutare le tentazioni del potere

Camillo Guevara March, figlio del Che, era presente all’inaugurazione della mostra e per ricordare il padre ha usato una definizione quasi paradossale nella sua semplicità: “E’ stato un rivoluzionario per bene!”. Ma la sua è un’affermazione tutt’altro che ingenua. Certi rivoluzionari, una volta ottenuto quello al quale aspiravano, non hanno saputo rinunciare al potere che gliene è derivato e ne sono stati fagocitati, spesso mettendo in mostra il loro vero volto, tutt’altro che benevolo.

Il Che è stato immune da questa tentazione. Ha voluto sempre buttarsi anima e corpo in quello in cui credeva, rischiando in prima persona, spinto dall’amore verso gli altri, verso i più deboli. Per favorire il loro riscatto, la loro dignità. Illudendosi di poter costruire finalmente un “uomo nuovo”, libero, giusto, in una società più solidale e meno egoistica. E lo ha fatto, senza altri scopi o mire, anche a scapito dei suoi affetti più profondi: la famiglia, i figli, ecc.

Ricordiamo le ultime ore di vita di Che Guevara che, l’8 ottobre 1967, dopo la battaglia nella Quebrada del Yuro, viene ferito e catturato. Trasferito a La Higuera, viene “giustiziato” insieme ad altri compagni. Ernesto non aveva compiuto ancora 40 anni! La foto del suo corpo sul tavolo dell’obitorio è un ricordo indelebile.

Da icona pop a uomo alla ricerca della giustizia

Ecco dov’è la grandezza di un personaggio, diventato suo malgrado un’icona pop, nel meccanismo devastante del consumismo capace di riciclare ogni cosa in nome del profitto. Ridargli dignità e senso come uomo e spirito libero è un tentativo che andava compiuto per evitare fraintendimenti. Simmetrico Cultura ed ALMA, con il suo Presidente Daniele Zambelli, e il Centro Studi dell’Avana, hanno avuto il merito di aver realizzato questo progetto che è costato due anni di lavoro.

Oltre 2.000 sono i documenti raccolti come: lettere, diari, foto private e ufficiali, scritti autografi, video d’epoca (anche un Ernesto bambino che pedala sul suo triciclo) da cui emerge il Che borghese, medico, marito e padre, che si accorge della realtà drammatica di chi soffre dietro le immagini stereotipate diffuse dalla pubblicità e dalla società capitalista e non può fare a meno di reagire.

La mostra inizia ispirandosi proprio a questa visione. Chi entra nella prima sala deve passare attraverso immagini pubblicitarie e di film, che rivelano un retroscena drammatico: foto di gente povera, colpita da malattie, oggetto di sfruttamento sociale e vittime di ingiustizia. Da qui si entra nella vera e propria mostra (oltre 1000 metri quadrati) che cerca di farci conoscere da vicino Guevara, attraverso tre livelli: uno geo-politico, uno biografico e l’ultimo più intimistico.

“Sapevo… che mi sarei schierato con il popolo”

Immagini, filmati, documenti sonori che continuano anche nella sala al primo piano e che ci consentono di rivivere alcuni momenti della sua vita, i viaggi con la moto, i ricordi dei lavoratori sfruttati nelle miniere, l’incontro con Castro, l’impegno nella guerriglia, l’anno della liberazione di Cuba fino alle vicende finali in Bolivia.

Un uomo tormentato, sempre in bilico tra l’impegno rivoluzionario e il desiderio di vivere una vita tranquilla tra gli affetti famigliari. Non certo il “robot senza anima” che qualcuno credeva di vedere in lui ma un uomo come gli altri con i suoi dubbi, le sue paure ma in più l’impossibilità di restare indifferente di fronte alle ingiustizie del mondo e la voglia di impegnarsi come un romantico, “piccolo condottiero del XX secolo” (sono proprio le sue parole).

Informazioni sulla mostra

All’interno della mostra è visibile un’opera di Michael Murphy, tra i pionieri della Perceptual Art, e una grande opera murale di Victor Castillo, artista cileno.

La colonna sonora della mostra è di Andrea Guerra, già noto autore di colonne sonore di registi importanti come Ettore Scola, Gabriele Muccino, Giuseppe Bertolucci, ecc.

Skira ha pubblicato il libro “Che Guevara. Tú y Todos”, a cura di Daniele Zambelli, Flavio Andreini, Camilo Guevara March, Maria Carmen Ariet, 192 pagg., brossura, a 35 euro.

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