L’Artico assediato dall’avanzata della civiltà

Alla Triennale, fino al 25 marzo, “Artico. Ultima frontiera”: tre fotografi raccontano attraverso 60 immagini di grande suggestione la bellezza di queste zone.

L’uomo non è ancora arrivato a sfruttare l’Artico, cioè quella regione che comprende la Groenlandia, la Siberia e l’Islanda. Ma le conseguenze del riscaldamento globale purtroppo si fanno sentire anche qui.

La copertura di ghiaccio in queste zone sta lentamente scomparendo negli ultimi anni. I satelliti che dal 1997 misurano l’estensione e lo spessore della banchisa confermano una loro lenta ma costante diminuzione. I gas serra, come noto, causano un aumento della temperatura e se non si potrà porre un freno al fenomeno, disperdendo gli inquinanti emessi nell’atmosfera, enormi distese di ghiaccio potrebbero scomparire per sempre.

E’ possibile che non si possa trovare un equilibrio tra natura e civiltà?

E’ vero che pochi di noi, nella loro vita, potranno visitare zone tanto ostili, ma siamo consapevoli che la loro esistenza è una condizione necessaria per la sostenibilità ambientale del nostro ecosistema. A testimoniare la bellezza infinita e struggente di questi paesaggi e l’originalità e la determinazione delle genti che vi abitano, abbiamo le immagini in bianco e nero, oltre 60, di tre grandi fotografi, Ragnar Axelsson, Carsten Egevang e Paolo Solari Bozzi – il primo islandese, il secondo danese e il terzo italiano – esposte alla Triennale fino al 25 marzo prossimo con ingresso gratuito.

La mostra “Artico. Ultima frontiera” è curata da Marina Aliverti e Denis Curti, il quale sintetizza così il senso dell’operazione: “Bellezza e avversità sono i concetti su cui si fonda questo progetto, con una mostra che intende riportare l’attenzione sui paesaggi naturali e le tematiche ambientali dei nostri giorni”.

Accanto agli scenari mozzafiato delle distese ghiacciate, ai paesaggi immersi in un candore abbacinante, le fotografie, che fanno parte di veri e propri reportage, realizzati con viaggi che risalgono a qualche anno fa, testimoniano scene di vita delle popolazioni presenti – tra le quali gli Inuit, che sono poco più di 150.000 individui.

Gente, costretta ad affrontare, nella loro vita quotidiana, e nella loro attività di cacciatori, pescatori e agricoltori, le difficoltà di un ambiente davvero poco ospitale. I villaggi sono sempre più disabitati. Intere comunità sono scomparse. Restano i vecchi mentre i giovani, anche tra gli Inuit, lasciano le loro terre di origine per vivere all’occidentale e cercano, non senza difficoltà, di ambientarsi ai nuovi stili di vita. Insomma, ne esce uno spaccato della realtà di quelle terre lontane davvero interessante, arricchito anche da tre documentari girati sempre nelle regioni del Nord da tre giovani registi.

Infine, il 27 febbraio, sempre alla Triennale è prevista una Giornata dedicata al cambiamento climatico del pianeta, alla quale sono stati invitati scienziati, studiosi, imprenditori e politici che affronteranno il delicato tema sotto diverse angolazioni.

Un pensiero su “L’Artico assediato dall’avanzata della civiltà

  1. Questi scatti sono così belli da lasciare senza parole, rendono quasi viva la sensazione di essere tra quei ghiacci, in quelle terre così diverse dai nostri luoghi. Seppur con tutti i limiti che una vita di quel tipo comporta rimane il fascino di una natura differente ma totalizzante e riaccende, almeno in me, il desiderio di provare almeno una volta nella vita qualcosa di completamente distaccato dal mio vivere quotidiano.

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