Il salotto di Milano ha 150 anni

Al Castello Sforzesco, Cortile della Rocchetta, Sala del Tesoro, la mostra (ingresso libero) dedicata alla Galleria Vittorio Emanuele II, “Sotto il cielo di cristallo”: l’idea, la realizzazione, i retroscena attraverso i documenti dell’epoca

La Galleria di Milano è “il cuore della città”, scriveva Luigi Capuana nel 1881. E, in realtà, rappresenta un luogo affascinante, per la grandiosità dell’ambiente, i decori dei piani alti (nelle lunette ci sono i quattro continenti, Africa, Asia, Europa, America), il bel pavimento a mosaico con i simboli delle quattro città che sono state capitali d’Italia, Milano, Torino (qui ci sono le famose “palle del toro” portafortuna) Firenze e Roma, per le luci, i colori. All’inizio c’erano anche 24 statue in gesso e decorazioni in stucco, ma poi furono tolte perché nel giro di poco tempo per l’umidità e l’escursione termica creavano problemi di tenuta.

Quando ancora non c’era l’illuminazione elettrica, la Galleria veniva illuminata a gas con candelabri piazzati in alto, a una cinquantina di metri d’altezza, e accesi ogni sera per mezzo di una specie di trenino dotato di un tampone infuocato che girava attorno alla cupola, il famoso “rattin”, perché ai Milanesi che lo guardavano dal basso sembrava un topolino che correva rapido per svolgere il suo compito. Poi con l’avvento della luce elettrica nel 1885 la Galleria fu il primo edificio ad essere illuminato, insieme alla Scala, grazie alla vicina Centrale di Santa Redegonda.

Il “Rattin”

Per tutti, la Galleria, che è stata recentemente restaurata prima dell’Expo, è il luogo di ritrovo e di passaggio privilegiato. E’ lunga 197 metri e larga 15. L’altezza della cupola centrale dove si trova il lucernario è di 47 metri. Per dare un’idea della grandezza della tettoia di copertura basta dire che furono impiegate 543 tonnellate di ferro e 7 milioni 800 mila metri quadrati di lastre di vetro rigato.

Ma di chi fu l’idea di costruire la Galleria?

Dell’architetto e ingegnere Giuseppe Mengoni il cui progetto vinse su altri 176 presentati alla commissione, per merito di una geniale trovata: creare un passaggio rettilineo che mettesse in comunicazione le due piazze, quella della Scala e del Duomo, attraverso una strada coperta. Non tutti furono d’accordo, come capita spesso. Ci furono quelli che oggi chiameremmo “No Gallery”, capeggiati dal fratello di Arrigo Boito, l’architetto Camillo, a cui seguirono strascichi finanziari con polemiche e accuse. Alla fine però il progetto andò in porto e nel giro di due anni, il 15 settembre 1867, la Galleria fu pronta per l’inaugurazione: un vero miracolo per il tempo impiegato nella costruzione dell’opera.

E’ vero che i lavori della Galleria non erano del tutto conclusi: l’arco d’ingresso, infatti, non era stato realizzato. Per vari problemi, ci vorranno dieci anni prima di sistemarlo definitivamente. Anni nei quali l’architetto che l’aveva progettata continuerà a seguire da vicino tutti i lavori, fino al pomeriggio del 30 dicembre 1877, quando Mengoni precipitò da un ponteggio e morì. L’episodio scosse l’opinione pubblica. Qualcuno avanzò l’ipotesi che potesse trattarsi di suicidio.

In breve tempo, la Galleria diventò per tutti i milanesi il salotto buono della città. Un luogo dove ritrovarsi, discutere, socializzare: un’agorà spesso movimentata e litigiosa, dove il talk show tra vip e gente comune può alimentarsi, come diceva il grande scrittore Emilio De Marchi: “dove i giornalisti, gli artisti, i critici, i politici potrebbero ogni giorno prender il loro bagno di opinione pubblica e affilare lirum larum le piccole forbici della maldicenzuccia…

Oggi è più che altro l’occasione per apprezzare le splendide vetrine di negozi di marche prestigiose come Prada, Swarovski, Louis Vitton, Gucci, Tod’s, fare shopping, frequentare qualche caffè famoso come il Camparino, ristoranti tra i più celebrati come il Biffi, il Savini, ecc. e, se si è dei Vip, alloggiare in uno dei pochi hotel a sette stelle esistenti al mondo, il Seven Stars Galleria, disegnato dall’architetto Mocchetti, dove, tanto per farci un’idea, la suite reale è ampia 580 metri quadri.

Al Castello Sforzesco, presso la Sala del Tesoro, fino al 18 marzo, con ingresso libero è possibile visitare un allestimento che consente di ripercorrere sinteticamente la storia amministrativa, architettonica, tecnica e urbanistica della Galleria, vero simbolo della moda e del costume delle città, attraverso una selezione di numerosi materiali iconografici, disegni, lettere, stampati, manoscritti. La mostra è aperta dal martedì alla domenica dalle 9 e 30 alle 17 e 30.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.