Marco Zanuso, tra utopia e funzionalità

Presso lo Spazio Politecnico del Piccolo Teatro, in via Rovello 2, In linea con Zanuso, progetti e visioni tra utopia e razionalità.

Marco Zanuso è un nome importante nel settore del design italiano. Non si sbaglia se lo si considera uno dei padri fondatori di questa disciplina. Ma spesso alle persone comuni il nome può non dire molto. Basta però accennare a certe sue realizzazioni – parliamo di oggetti che sono diventati vere e proprie icone della nostra quotidianità, almeno fino a qualche decennio fa – per capire quanto sia stato importante per tutti noi, anche per aiutarci a sviluppare un certo gusto estetico.

Quali sono questi oggetti? Il telefono “Grillo”, anzitutto. Fu realizzato nel 1956 dalla Siemens, aveva una forma di conchiglia, e un suono simile appunto al frinire dell’insetto. Complemento d’arredo funzionale, elegante e rivoluzionario che eliminava la distinzione tra cornetta e base, rappresentando il prototipo del moderno cellulare.

La radio-cubo, realizzata da Brionvega nel 1964 e che divenne un vero e proprio oggetto cult. Una sintesi tra tecnologia avanzata, ergonomia, vivacità cromatica. Ma anche la seggiolina K 1340, inventata da Zanuso (sempre insieme a Richard Sapper) e realizzata completamente in plastica dalla Kartell, dedicata ai bambini. E molte altre realizzazioni.

Ma, naturalmente, Zanuso fu anche un grande architetto. Citiamo qualche altra sua opera importante come gli stabilimenti Olivetti (a San Paolo e Buenos Aires fine anni Cinquanta), gli uffici IBM a Segrate (1968-76) e soprattutto gli interventi nelle tre sedi del Piccolo Teatro di Milano (1978-98).

Quest’ultimo lavoro ha favorito una profonda sintonia e una lunga collaborazione tra il Politecnico e il Piccolo Teatro, che dura ancora oggi, favorendo anche quella commistione di rapporti tra scienza e arte teatrale, che all’inizio potè sembrare un azzardo, ma che si rivelò al contrario foriera di grandi opportunità.

Zanuso, infatti, oltre a grande designer, architetto, era docente al Politecnico. Uomo di carattere non facile: Sergio Escobar, direttore del Piccolo, che ha partecipato alla presentazione e che lo ha conosciuto personalmente, ricorda che Zanuso quando non condivideva certe idee non esitava a usare contro l’interlocutore il bastone sul quale si reggeva, in quanto leggermente claudicante.

Ma Zanuso era anche capace di scardinare le convenzioni, muoversi con abilità tra utopia e concretezza, senza mai dimenticare la funzionalità, attento alla sperimentazione di nuovi materiali e tecnologie, sempre spinto dal gusto di far prevalere la scelta più semplice e immediata.

A Zanuso, scomparso diciassette anni fa, nei giorni 22 e 23 febbraio saranno dedicati anche due convegni con la partecipazione di numerosi relatori di livello internazionale. Chi vuole conoscerlo in modo più diretto potrà visitare la mostra allestita in via Rovello 2, nello Spazio Politecnico, con ingresso libero da martedì a domenica, dalle ore 15 alle 20.

Una piccola mostra, curata da Davide Crippa, arricchita da video installazioni interattive interessanti che, attraverso il passaggio di una tenda, fa accedere a uno spazio in semioscurità nel quale è stato realizzato un angolo dello studio di Zanuso, con il suo tecnigrafo sul quale in disordine vediamo schizzi, fogli, libri aperti come se se ne fosse appena andato.

Chi vorrà poi, usando il suo famoso telefono “Grillo” e impostando alcuni numeri prestabiliti, potrà far comparire su un grande schermo i filmati che riguardano le più importanti realizzazioni architettoniche del designer milanese. Un modo per conoscerlo meglio e apprezzarne la grande creatività e originalità.

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