A Palazzo Reale “in trasferta” per sei mesi i capolavori provenienti da Philadelphia

Il Philadelphia Museum of Art ha sede a Philadelphia, nello Stato della Pennsylvania. Magari poche persone ci saranno state, ma molti ricorderanno la grande scalinata percorsa correndo da Sylvester Stallone nel film Rocky. In fondo alla lunga teoria di gradini esiste oggi una statua dedicata a questo personaggio. La citazione non ci pare fuori luogo, visto che per gli americani la separazione tra cultura “alta” e “bassa” è meno vincolante che da noi…

Nel caso specifico, non vogliamo restare all’esterno di questo edificio, costruito nel 1876, in occasione della prima esposizione internazionale. Vogliamo poter scoprire le preziose opere che contiene nelle sue sale. E non è necessario andare negli USA per vederle. Basta visitare Palazzo Reale a Milano, perché dall’8 marzo fino al 2 settembre, saranno esposti ben 50 capolavori provenienti da questa istituzione.

Opere dell’Impressionismo e delle Avanguardie, mai visti nel nostro Paese.

Forse è meglio citare qualche artista per rendersi conto della portata di questa esposizione: Paul Bonnard, Paul Cézanne, Edgar Degas, Edouard Manet, Paul Gauguin, Claude Monet, Vincent Van Gogh, Camille Pissarro, Pierre-Auguste Renoir, poi tra le avanguardie, George Braque, Vasily Kandinsky, Paul Klee, Henry Matisse, Marc Chagall, Constantin Brancusi, e tra i surrealisti Salvador Dalì, Joan Mirò. E tre artiste donne, una scoperta interessante: Mary Cassatt, Marie Laurencine, Berthe Morisot.

La Mostra è prodotta e promossa dal Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira, e fa parte della linea espositiva “Musei del mondo a Palazzo Reale“, inaugurata tre anni fa per portare nella nostra città le più importanti collezioni museali del mondo.

In Europa l’Impressionismo arrivò a scoppio ritardato

Sappiamo tutti che ci volle del tempo perché l’Impressionismo avesse successo in Europa. All’inizio questi artisti furono definiti pittori della domenica, se non imbrattatele. Basti pensare che in Italia si dovette aspettare il 1958 per vedere entrare nei musei le prime opere di questa corrente artistica. Al contrario, negli USA, questi lavori trovarono grandi estimatori in collezionisti, avvocati, uomini d’affari, particolarmente sensibili, che acquistarono dipinti impressionisti fin dall’inizio degli anni Ottanta dell’Ottocento. La mostra, come ha sottolineato il Direttore Domenico Piraina, è anche uno sguardo attento, oltre che riconoscente, nei confronti dell’attività dei collezionisti d’oltreoceano. Visto che queste opere confluiranno nel museo grazie a donazioni più che acquisizioni.

Anche Massimo Vitta Zelman, Presidente di MondoMostre Skira, ha sottolineato la generosità del Museo di Philadelphia, che ha concesso di ammirare questi capolavori “in trasferta” per sei mesi, rimarcando l’impegno da parte di chi ha allestito la mostra, in particolare il progetto di Corrado Anselmi e le luci di Barbara Balestreri, nel tentativo riuscito di ricreare un ambiente simile a quello del museo americano che le ospita: rilassante, confortevole, attento alle esigenze del pubblico.

Ai fruitori la mostra permette un gioco che chi ama la pittura avrà piacere di fare. Osservare opere mai viste prima, cercando di attribuirle a pittori già noti, grazie al loro inconfondibile stile. Qualche esempio: Degas con le sue ballerine, Monet con le iconiche ninfee, Renoir e Pissarro, nei loro paesaggi e nelle vedute urbane, fino a Van Gogh, Chagall, Dalì e Picasso. Anche perché le didascalie, diciamolo, non svelano con immediatezza l’autore (troppo piccoli i caratteri…).

La Mostra, curata da Stefano Zuffi, insieme a Jennifer Thompson e Matthew Affron, è suddivisa in nove sale che seguono un percorso cronologico e si articolano sulle quattro principali collezioni: i fratelli Mary e Alexander Cassatt, lui un imprenditore delle ferrovie, lei una sensibile pittrice, per certi aspetti femminista; Samuel Stockton White, un bel giovane, palestrato come diremmo oggi, che fu modello di Rodin e si appassionò all’arte; Louis Stern, ebreo che conobbe Chagall (che non parlava inglese) e con lui usava la lingua yiddish; la famiglia Arensberg, Walter, traduttore della Divina Commedia, e la moglie Louise, eccellente pianista, amanti dell’arte moderna che acquistarono, tra l’altro, il famoso “Bacio” dello scultore Brancusi, e le opere di Kandinskij.

Le altre sale sono dedicate, nell’ordine a “Paesaggi”, i famosi scenari naturali dipinti “en plein air”; “Ritratti”, con i dolcissimi visi di bambini o ragazze di Renoir; “Van Gogh e Gauguin”, nel periodo in cui lavorarono insieme nella “casa gialla”, prima del loro scontro; La “Scuola di Parigi”, con i cubisti Picasso, Braques, Gris, Brancusi e Soutine e le belve feroci (fauves) di Matisse e dei pittori del suo gruppo; “Surrealismo”, con le proposte legate all’irrazionale e al non figurativo di pittori come Dalì e Mirò.

Skira, a seguito della mostra, ha realizzato il libro “Una storia di grande collezionismo americano. Impressionismo e Avanguardie. Capolavori dal Philadelphia Museum of Art“, 140 pagine, 136 colori, 33 €.

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