Monte Verità (Ascona): brodo di coltura di idee

Il Monte Verità nasce da una serie di utopie. Può darsi che in questo luogo, bellissimo, affacciato sul lago Maggiore, poco sopra ad Ascona, vi sia, come crede qualcuno, un campo magnetico o la presenza di un’entità superiore che favorisca la forza creatrice in chi vi risiede. Non è escluso anche che si possa parlare dell’influsso di una precedente civiltà gallo-celtica che abitava le zone del Balla Drum.

Comunque sia, il Monte Monescia (il nome poco suggestivo venne trasformato nel più impegnativo Monte Verità) è diventato all’inizio del Novecento una colonia alternativa, frequentata da personaggi originali, naturisti, teosofi, vegetariani, e a poco a poco anche da grandi personalità del mondo artistico, politico e culturale internazionale. Tra gli altri: Herman Hesse, Isadora Duncan, gli artisti Marianne con Werefkin, Alexej von Jawlensky, Arthur Segal e i dadaisti Hugo Ball e Hans Arp.

Harald Szeemann

Uno dei personaggi che vi si dedicò con maggiore passione fu senz’altro Harald Szeemann, che aveva uno studio non lontano da lì, a Tegna. Szeemann, curatore d’arte, realizzò nel 1978 la mostra “Le mammelle della Verità”, che rispecchia la sua idea di opera d’arte totale, presso Casa Anatta, uno chalet costruito nel 1904. Si tratta di una esposizione e installazione artistica che racconta la storia utopica del Monte Verità e tutto il movimento intellettuale che ruotò attorno a questa zona a partire dagli inizi del XIX secolo.

Szeemann è stata una figura molto complessa e un po’ misteriosa, che nel concepire un evento culturale o una mostra ha spesso creato malintesi e polemiche. La sua attività ha sempre preso l’avvio da una grande curiosità e da una apertura mentale che lo liberava da pregiudizi nei confronti dell’arte e dei suoi diversi linguaggi espressivi.

E’ stato in pratica l’inventore di una figura, quella del curatore indipendente – nulla a che vedere con il “conservatore” – e di un metodo di allestimento delle mostre in cui il disegno espositivo risulta contemporaneamente personale e criticamente produttivo, in grado di sollecitare interpretazioni alternative, impreviste e fuori dall’usuale. La mostra, in altre parole, con Szeemann è essa stessa un’opera d’arte, un medium che può essere analizzato e criticato.

Ricordiamo che uno dei primi progetti di Harald Szeemann fu l’impacchettamento della Kunsthalle di Berna con l’artista Christo. Da ricordare, per lo scalpore che suscitò, anche “Documenta 5” a Kassel in Germania, definita da alcuni critici “bizzarra, volgare, sadica, mostruosa, apertamente squilibrata”. Fu grazie al suo intervento, invece, che fu possibile rilanciare la Biennale di Venezia in crisi, sfruttando gli strumenti della comunicazione e della spettacolarizzazione degli eventi.

“Le mammelle della verità” è la storica esposizione e installazione artistica realizzata nel 1978, ripresa poi negli anni successivi dai musei di Zurigo, Berlino, Vienna e Monaco, collocata nelle quattro stanze di Casa Anatta. Qui, si racconta attraverso vari temi come l’anarchia, l’utopia sociale, la riforma, la psicologia, la mitologia, la danza, la musica, la letteratura, l’arte, la storia del Monte Verità e dei suoi speciali frequentatori.

La gente dei paesi vicini non apprezzava molto le scelte compiute da questi personaggi che avevano, almeno inizialmente sposato un’ideale pauperista, abitavano in capanne Aria e Luce, in ambienti essenziali, vivevano dei prodotti della terra, rigorosamente vegani (allora si chiamava vegetabilismo), si lavavano con l’acqua piovana, sempre seminudi, o con lunghe tuniche. Gli abitanti del paese li evitavano, definendoli in dialetto “Balabiott” (che ballano nudi) e quando scendevano in paese li allontanavano tirando loro sassi o frustandoli con le ortiche.

Casa Anatta è stata restaurata tenendo conto delle indicazioni di Szeemann che non voleva alcuna modifica al progetto originario. Nel 1983 è stata inaugurata Casa Selma, realizzata nel 1901, e nel 1987 si è aperto il terzo museo con il dipinto circolare “Il chiaro mondo dei beati” realizzato da Elisar von Kupffer, detto Elisarion, attualmente non visibile perché in fase di restauro. Si tratta di un’opera che si ispira ai concetti del clarismo per il quale l’amore e il desiderio sono considerati l’elemento principale del cambiamento sociale.

“Il chiaro mondo dei beati”, Elisarion

Effettivamente, non risulta facile destreggiarsi tra gli innumerevoli e contraddittori input che la storia legata a questi ambienti sollecita. Ascona era il crocevia di anarchici, tra i quali Michael Bakunin, ma l’attrazione che emanava dal Monte Verità fu notevole. I gruppi che si insediarono in queste zone erano pacifisti, contrari alla vita anonima delle città, e che volevano riallacciare i legami con la natura, mossi inizialmente da una spinta verso un comunismo paleo-cristiano. Ma già nel 1889 si introdussero altri elementi più spirituali e si costruì il convento teosofico-laico, diventato poi casa di cura e sanatorio.

Sempre qui, si sviluppa la nuova teoria della danza di Rudolf von Laban, e continuano i passaggi di personaggi, oggi diremo border line, come i templari, fino a che l’intera proprietà viene acquisita dal Barone Eduard von der Heydt, banchiere dell’ex imperatore Guglielmo II, che porterà in seguito alla costruzione di un albergo in stile razionale Bauhaus.

Il Barone Eduard von der Heydt

Negli anni, qui vengono ospitati a pagamento anche personaggi famosi di passaggio come Tolstoj, Jung, e vengono organizzati altri eventi di associazioni come Eranos – iniziate nel 1933 e che continuano ancora oggi – mostre di artisti, convegni di livello internazionale. Viene creato nel 2006 il progetto “Cultura del tè” e una piantagione di tè verde con un giardino Zen allo stile giapponese.

Velleitarismo, utopia, speranza di costruire un paradiso in terra, con eccessi che vanno da chi decide di vivere in una grotta come un primitivo a chi si lascia andare alle droghe (sembra che due donne muoiano in questa comunità per overdose). Una continua contraddizione che piaceva a Szeemann, ma che lascia a prima vista i visitatori alquanto smarriti. In compenso, il paesaggio e la natura riconciliano e si apprezzano la bellezza del grande parco e la vista mozzafiato che da qui si gode.

Qualche informazione in più: all’interno del Parco c’è l’albergo storico stile Bauhaus (86 stanze), un ristorante che offre una cucina di stagione, usando prodotti locali, con sale per banchetti e matrimoni, oltre a un’ampia sala convegni.

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