La poetessa del giorno: Maria Cristina Fonseca

Biografia

La Sorte

Maria Cristina Fonseca nasce a Cutrofiano (LE) ma appena tredicenne si trasferisce a Milano. Frequenta l’Università Cattolica e trova lavoro come segretaria in uno studio legale, fino a diventare responsabile amministrativa. Dal matrimonio nascono tre figli maschi ma questo non le impedisce di dedicarsi alle sue passioni: poesia, arte e antiquariato, tanto da conseguire il relativo diploma che le consentirà di lavorare come conservatrice in un Museo e poi svolgere un’attività in proprio. Attualmente gestisce un mercatino dell’usato in viale Sarca 197 a Milano, di fronte all’Università Bicocca e a due passi dal Teatro degli Arcimboldi. Ma non dimentica la sua passione per la poesia. Il suo ultimo libro che raccoglie una silloge di suoi lavori, si intitola “La Sorte”.


Poesia

Piovuta dal cielo

Il tenebroso cammino
s’accorcia.
Un alito di vento
ulula nel vortice,
Gli anelli ancora
incatenati
si dissolvono.
Ed è Arcobaleno!


Commento

La Giostra

Uno dei pregi della poesia di Maria Cristina Fonseca è la brevità. Si scorge nei suoi lavori una adesione a una certa linea ermetica, vi sono alcune poesie che riecheggiano in modo abbastanza evidente dei lavori di Quasimodo. Ma possiamo anche scorgere un certo gusto di quella che qualcuno chiamò la “brevitas” pascoliana o frammentismo con il gusto, talora sopraffino, di rendere emozioni e sensazioni in modo fulmineo.

Insieme a una certa programmatica inclinazione all’oscurità, tipica della poesia moderna, quella di Maria Cristina Fonseca ha anche delle aperture “epifaniche” davvero interessanti, quando si manifestano nella rilevazione istantanea, di un momento privilegiato e assoluto, slegato talora dalla contingente linearità logica, che però contiene una percezione della verità.

La Sigaretta

Rendiamo lode a questa brevità e icasticità poetica e ricordiamo da un bel saggio di Maria Zambrano come il poeta sia fedele a ciò che già possiede. Non è manchevole come il filosofo che continua a cercare la sua verità. Il Poeta arriva a parlare “senza sapere quel che dice” e la sua superiorità consiste nel non saperlo anche quando afferma verità che gli si palesano assolute e si manifestano decisamente superiori all’intelletto umano perché il suo parlare è come se gli derivasse da divinità misteriose. Perché il poeta è sposato alla grazia.

Ma queste verità assumono in Maria Cristina Fonseca posizioni apodittiche tali che rasentano deliziose valenze ironiche, autocritiche, con il ricorso ad allegorie che si distanziano dal senso del simbolo per arrivare a cogliere il gusto di collusione tra contenutismo figurale, musicalità del suono, gusto del paradosso. Lo si vede dalle scelte sintattiche e lessicali, dalle ellissi, dalla ricerca del valore fonico della parola, specie di quella che dà l’incipit al verso.

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