Monica Portatadino: la poesia verso la significazione assoluta

Siamo di fronte ad una poetessa che nutre una grande fiducia nella poesia e sa reinterpretarla per ridare valori di sonorità espressiva, ritmo interno, intensità emotiva e significato alle parole.

Non lo fa con strumenti algidi e impersonali. Al contrario, cerca in qualche modo di risacralizzare il reale attraverso le parole: cosa tutt’altro che semplice. E si spinge a riscoprire il piacere di fare poesia come fosse un’alchimista del verbo. Nel cui armamentario prevale il gusto, artigianale ma non meno “magico”, che la spinge a coltivare e far crescere con cura amorevole, e quasi maniacale, i suoi lavori.

La poetessa si immerge nelle acque inquiete della propria vita emozionale, sfuggendo alle consuetudini, alle frasi fatte e ai luoghi comuni poetici per ricuperare grazie a una immagine, un suono, un colore, un profumo, un paesaggio, il filo di un pensiero, di una riflessione che diventa di per se stesso atto poetico.

Il suo lavoro nasce con il gusto (il piacere, direi) di ridare prestigio alla lingua, rendendola significativa e vibrante, grazie alla tensione con la quale viene preparata e dall’idea di tenere tutto insieme, come in una formula alchemica appunto, sentimenti e sensazioni, perché anche la perdita del dettaglio più piccolo che potrebbe scomparire, affogato nel mare della confusione quotidiana, rischierebbe di vanificare il delicato processo che la poetessa si impone di mettere in funzione.

Variabili Emotive, edito da Il Cuscino di Stelle

Le esperienze semplici, gli episodi minimi di vita, le emozioni d’amore riesumate con delicatezza dal ricordo, perdono il loro senso intrinseco, la loro valenza “storica”, perché la poesia che aspira a una significazione assoluta tende a fare in modo che l’immagine così riportata in vita diventi segno, simbolo capace di rendere un senso fondamentale e al contempo elementare dell’esistenza.

La poesia di Monica Portatadino è fatta di sospensioni, di reticenze, non solo per pudore. Certo, esistono meccanismi di difesa, affiorano qua e là delle resistenze, ma il discorso che porta avanti, parsimonioso, carico di sottintesi, di risonanze, ha il pregio di caricare di un peso specifico particolare ogni parola pronunciata, che in tal modo brilla di luce propria circondata da quella sorta di vuoto pneumatico che ha creato l’operazione di sottrazione.

E’ proprio dopo questa operazione di sottrazione che alla poetessa, e di conseguenza al Lettore, rimangono tra le mani tracce, indizi, lacerti, immagini frantumate, segnali anche minimi da decifrare, in un lavoro di crittografia, alla scoperta del non detto, di quello a cui si è appena alluso, coagulato spesso in una sola parola che brilla più di altre.

La figura del padre, appena accennata, o quella dell’uomo amato che appare e scompare come un idolo, e quel poco che regala di sé, contemporaneamente sottrae, trasformandolo in dolore, aleggiano in un orizzonte naturale che fa da quinta vaga, allusiva. E, in questo contesto, l’”io” narrante è come visto da fuori, il suo destino appeso, come si diceva, a minimi dettagli, a tessere spaiate che vanno ricomposte.

Cosa abbiamo intuito grazie alla poesia della Portatadino? Che l’amore, come afferma il filosofo francese Alain Badiou nel suo saggio “Elogio dell’amore”, è associato indissolubilmente all’essenza dell’altro non al suo corpo e si concentra sul momento in cui fa irruzione con tutta l’anima nella nostra esistenza, che viene quindi sconvolta e trasformata.

Questo passaggio, questa transizione tra il caso (la circostanza fortuita dell’incontro con l’altro, a cui all’inizio non si dà peso) e il fato (che porta, invece, a rendersi conto che l’incontro con l’altro cambierà il nostro destino) è il momento più rischioso, crea una terribile ansia.

Come dice Stéphane Mallarmé spetta alla poesia, e alla sua grande forza evocativa, il compito di sconfiggere il caso, “parola per parola” e far trionfare il fato, la verità.

L’amore è davvero l’esempio più bello di verità. Inizia con un incontro a cui non si dà importanza e solo dopo ci si rende conto che esso ci sta cambiando la vita. E’ la stessa cosa che avviene nelle scoperte scientifiche quando si scopre qualcosa di inaspettato e solo in seguito si comprende quanto sia fondamentale quello che è stato scoperto. L’amore, insomma, va visto come un processo di verità perché in ogni esperienza umana soggettiva è presente un valore universale.

Qual è l’originalità della poesia della Portatadino? Prendo volentieri a prestito le parole del grande critico Sergio Solmi: “L’originalità, come sempre avviene in poesia non è nel tema astrattamente considerato ma nell’accento, nel tono ineffabile del sentimento e, in definitiva, nel Poeta che da quel tema è agitato e ce lo dice con la sua inconfondibile voce segreta”.

Da queste poesie di Monica Portatadino il lettore attento potrà riconoscere la sua inconfondibile voce segreta e apprezzarne il mistero che vi sta dietro.

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