Poesia e psicoanalisi

Il compito del critico letterario è assai simile a quello dello psicologo, anche se il fine non ha nulla a che vedere con la salute mentale della persona. La differenza è che mentre lo psicologo deve sondare l’inconscio del paziente attraverso una analisi attenta che prevede il ricorso a specifiche domande, il critico si trova il lavoro già fatto dal Poeta.

Il Poeta scrivendo una poesia mette a nudo la sua anima, i suoi sentimenti, le sue sensazioni più profonde. Per questo motivo, al critico si richiede la massima delicatezza, la massima discrezione, perché sta lavorando su materiali estremamente sensibili.

La poesia è in sé, quasi per definizione, una operazione di sintesi. E’ la ricerca di un equilibrio, di forma, di effetti sonori particolari, per arrivare all’essenza di un sentimento, che spesso si coagula in una parola chiave.

Il Poeta lavora come un alchimista. Distilla le sue sensazioni, e cerca di trasformare il piombo in oro, vale a dire cerca di trasformare parole, fruste, usate e abusate in parole-chiave, cariche di valori nuovi, imprevedibili e che sono appunto la combinazione giusta per entrare nel suo mondo, come una torcia che illumina la parte buia del suo inconscio.

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