Il libro e la vita. Da un intervento di Massimo Recalcati

Siamo in un’epoca che predilige la chiusura, che ama i muri, i confini reali e virtuali ma invalicabili. Che respinge e si chiude in sé stessa, dando spazio a pulsioni fasciste (l’idea securitaria della difesa della patria, della lingua, delle tradizioni). C’è, secondo lo psichiatria, la difesa ad oltranza del monolinguismo, sull’idea degli abitanti di Sennaar che decisero di costruire una città e una torre la cui cima raggiungesse il cielo per arrivare a Dio, con una sola lingua, un’unica idea. Ma Dio, per punire il loro orgoglio, confuse le lingue e le idee e la città divenne Babele.

Per Recalcati il libro è il simbolo dell’anti-muro per eccellenza. A questo proposito accenna a un’opera di Jorge Mendez Blake, intitolata “El Castillo” che rappresenta un muro che ha una imperfezione. Alla base di esso c’è un libro, al posto di un mattone, ed è il romanzo di Franz Kafka “Il Castello”. E’ un’opera simbolica che sottolinea quanto sia importante la lettura e la conoscenza per cambiare il mondo.

El Castillo di Jorge Mendez Blake

Il libro consente di avere un’esperienza. Certe volte, è lui che sceglie il Lettore, che chiede di essere aperto, di essere letto, perché il libro senza il Lettore è soltanto carta inchiostrata. E’ il Lettore che fa esistere il libro. Il libro diventa uno strumento di resistenza culturale, etica, alle tentazioni del muro, quasi un antidoto pedagogico contro l’idea di chiudersi in sé stessi. Le religioni, consce dell’importanza del libro, hanno creato il Libro sacro, il Libro dei Libri, l’unico libro dove è racchiusa tutta la verità, ma nel nome di questo libro spesso si è ucciso.

El Castillo di Jorge Mendez Blake

Oggi, esiste un sillogismo molto pericoloso. Il vero libro non è quello di carta ma è la vita, la realtà che ci circonda. Qualsiasi insegnamento viene dalla vita non dal libro, si sente dire. Ma separare il libro dalla vita è pericoloso. Ciò capita perché in molti casi la scuola non svolge il suo compito che è quello di far comprendere quanta vita ci sia in un libro, cercando di spiegare che l’orizzonte del nostro mondo corrisponde all’orizzonte del nostro linguaggio. E quanto sia importante la parola come veicolo di senso e di vita.

D’altra parte, è vero: per leggere bisogna fare fatica, bisogna dedicare tempo, abbiamo bisogno di silenzio. Significa ripiegarsi su sé stessi, gesto oggi sempre meno facile, viste le numerose distrazioni che ci tentano. Secondo Recalcati non esiste una gerarchia delle arti. La letteratura non è più importante del cinema, dell’arte, della musica, ecc. E’ diverso il medium, ma la parola in più ha la capacità di creare una presenza nell’assenza.

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