Vivian Maier: foto da un passato prossimo

Chi è Vivian Maier? Oggi, gli esperti possono definirla una “street photographer” ma quando lei è morta, dieci anni fa, era una semplice “tata”, una bambinaia che accudiva i figli di ricche famiglie americane, con una vera e propria mania per la fotografia che faceva di tutto per mantenere segreta.

Nata a New York, ma di famiglia europea, economicamente non se la passò mai molto bene. Era taciturna, non si conoscono storie sentimentali che la riguardino, però le piaceva stare con i bambini, curarli, giocare con loro, inventando anche storie incredibili nelle quali lei amava ritagliarsi il ruolo di “signora misteriosa”.

E misteriosa, Vivian lo era sul serio. Viveva nei quartieri della buona borghesia americana, ospite di famiglie facoltose con bimbi da accudire, ma appena poteva se ne andava, quasi di nascosto, nei luoghi più degradati della città, sempre in compagnia della sua amata macchina fotografica (prima una semplice Kodak poi una Rolleyflex) a scattare immagini su immagini, ritratti di persone d’ogni età, animali, rubando anche scatti qua e là con un colpo d’occhio incredibile e il desiderio di cogliere tutti gli aspetti della vita, anche i più apparentemente insignificanti come graffiti, giornali, oggetti abbandonati nelle strade.

Di solito, ogni settimana comprava un rollino da 12 pose e sviluppava quelli fatti in precedenza. Ma non sempre poteva farlo, perché non aveva denaro a sufficienza. In ogni caso, conservava tutto, accumulando sia le foto sia i rollini, anche quelli non sviluppati (ed erano tantissimi), tenendoli in un box che mantenne fino a che, non potendo più pagarne l’affitto, venne messo all’asta.

Il box fu acquistato da John Maloof, un agente immobiliare, che fu sorpreso di trovarvi tutto quel materiale fotografico e, dopo averlo archiviato (oltre 120.000 negativi), cominciò a fare delle ricerche sulla proprietaria che nel frattempo era morta. Ne aveva intuito l’originalità e la capacità di cogliere al volo situazioni, persone, cose, dando loro un significato, un valore, che va oltre la qualità tecnica dello scatto.

E con l’abilità dell’uomo d’affari cominciò pian piano a diffondere le foto tramite Internet, trovando quasi immediatamente un pubblico affascinato dalle immagini di questa sconosciuta fotografa. Pensate che il suo nome, oggi, ha milioni di visualizzazioni. Dieci anni fa, nessuno la conosceva. Miracolo mediatico, dovuto all’alone di mistero che circonda questa figura, ma che ha anche un’altra spiegazione.

Vivian è stata la prima fotografa, con gli strumenti che aveva a disposizione, a inventare i self-portrait, quelli che oggi tutti chiamiamo “selfie”. Molte sue fotografie, infatti, la vedono riflessa negli specchi, nelle vetrine. La taciturna, ombrosa e insignificante Vivian sentiva forte la necessità di apparire, di trovare un modo per esserci nel mondo. Quel mondo che invece la ignorava.

Per chi analizza le foto di Vivian Maier, comunque, è una sorpresa continua. Pochi fotografi come lei sanno cogliere l’attimo. Quasi mai faceva più scatti allo stesso soggetto, come farebbe chi cerca di trovare l’inquadratura più giusta. Oltretutto, spesso non poteva nemmeno valutare la qualità delle fotografie fatte in precedenza per imparare dai suoi eventuali errori, anche perché, come abbiamo visto, non riusciva a svilupparle.

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