Casimiro Porro: l’arte, dietro le quinte

L’amore per le opere d’arte è un sentimento contraddittorio che, al pari di altri che coltiva l’uomo, si manifesta in molti modi: autentico bisogno culturale, desiderio di conoscere, semplice curiosità, spinta egoistica al possesso, opportunità di ostentazione e mondanità (per chi può permettersene l’acquisto), finalità puramente economiche e speculative.

O, più frequentemente, un mix variabile di tutte queste passioni messe insieme e in grado di coinvolgere un’infinita varietà di professioni o interessi: artisti naturalmente, ma anche collezionisti, galleristi, critici d’arte, studiosi, appassionati, responsabili delle istituzioni, affaristi, falsari, ecc. Sempre, in equilibrio precario tra esigenze culturali e pressioni di mercato.

Per fortuna, molto spesso le opere d’arte, anche a causa di circostanze esterne e talora imprevedibili, o grazie a, più o meno, generose donazioni da parte di privati, da oggetti esclusivi e per pochi “eletti”, approdano alle istituzioni pubbliche, ai musei, e tornano a disposizione del grande pubblico.

Casimiro Porro

Ecco perché un libro come quello di Casimiro Porro – cofondatore insieme a Gian Marco Manusardi di Finarte, la prima casa d’aste italiana del Novecento – intitolato “Per le strade dell’arte”, edito da Skira Paperbacks, è prezioso. Perché è intrigante come un memoriale, reso vivo dalla feconda capacità affabulatoria dell’autore, ma anche perché rappresenta un prezioso documento sia per penetrare dietro le quinte di un mondo – quello dell’arte appunto – dove, accanto ad autentici appassionati, si muovono, spesso nell’ombra, figure piuttosto losche, sia per descrivere, attraverso aneddoti, retroscena sconosciuti, siparietti divertenti, personaggi dal carattere originale, un’epoca gloriosa, vista dagli occhi smaliziati di uno dei più importanti protagonisti del settore.

Giacome Ceruti detto il Pitocchetto, Scuola di ricamo

Il libro contiene anche sei capitoli dedicati a personaggi che Miro (così viene chiamato dagli amici Casimiro Porro) ha conosciuto e con i quali ha condiviso momenti importanti della sua vita, a cominciare da episodi della sua gioventù spensierata e decisamente bohémien, vissuti al Bar Jamaica, considerata la loro prima Università.

Gianfranco Ferroni, Giovanni Testori, Carlo Volpe, Federico Zeri, Giuliano Briganti e Paolo Volponi: di questi grandi artisti, Porro con levità e grazia sottolinea abilità, manie, bizzarrie, difetti, ma soprattutto la grande passione, che spesso sfiorava il fanatismo, nei confronti dell’arte.

Casimiro Porro racconta poi la sua uscita da Finarte e la fondazione della nuova società – che porta il suo nome, Porro & C. – che ha continuato l’attività d’asta e la curatela di numerosi cataloghi e libri d’arte, lasciando le pagine finali a un dialogo con quattro tra i suoi più grandi amici collezionisti: Mario Scaglia, Guido Rossi, Giuseppe Iannaccone e Francesco Micheli.

Il libro è preceduto da una bella prefazione di Gianpietro Borghini, che fu sindaco di Milano negli anni di “tangentopoli” e che ricorda il 1992 non come “annus horribilis”, come lo definì la Regina Elisabetta, ma come il più bello della sua vita. Il motivo fu l’opportunità offerta al Comune di realizzare due importanti acquisizioni: le opere d’arte della collezione Jucker e l’area ex Ansaldo, entrambe casualmente costate attorno ai 47 miliardi di lire, cifra che oggi potremmo definire modesta.

Borghini ricorda ancora l’emozione quando potè per la prima volta ammirare i 44 quadri della collezione della famiglia Jucker, conservati nel caveau di Finarte: opere di artisti famosi da Picasso a Mondrian a Boccioni, che oggi rappresentano la spina dorsale del Museo del Novecento. E proprio un’opera di Boccioni, “Elasticità” del 1912, è riprodotta sulla copertina del libro di Porro.

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