Le tempere di Franco Lucchini: alla ricerca del “sublime”

Le opere di Franco Lucchini meritano una osservazione profonda che deve trasformarsi in meditazione. Sono opere che richiedono una disposizione d’animo particolare. Bisogna essere capaci di aprire i sensi e avere fiducia non solo nel proprio sguardo ma anche in tutti quei richiami, spesso subliminali, che riecheggiano nel nostro spirito interiore.

Siamo molto vicini, con queste tele, a quella che si può chiamare la poetica del sublime, ossia il senso della natura più profondo che è uno degli stilemi romantici più radicati anche se spesso frainteso. Sublime, sostiene Immanuel Kant, è il senso di sgomento che l’uomo prova di fronte alla grandezza della natura.

E Franco Lucchini sa immergersi nella geografia dei suoi paesaggi quasi per la necessità incoercibile di rigenerare i propri pensieri, di ripulirli dallo “smog” della nostra società; in questa prospettiva, la natura per lui diventa una lezione di vita e la sua bellezza, le armoniose interconnessioni tra le diverse essenze, offrono un senso di equilibrio, di pace e di soddisfazione interiore.

Se ci mettiamo nei panni del pittore – è quello che vi invito a fare – entriamo anche noi in modo virtuale in quegli spazi ideali, li rendiamo parte di un’esperienza intima in grado di affinare la nostra percezione. E come l’artista arriviamo ad elaborare tramite questa emozione sensoriale profonda un pensiero di libertà e serenità.

Di Lucchini non si può non sottolineare la padronanza cromatica che mostra nei suoi dipinti. La sua capacità e sensibilità di esaltare il contributo della luce, la sua resa e i suoi riflessi, colta nei suoi effetti cangianti a seconda delle diverse ore del giorno.

Franco Lucchini ha iniziato a dipingere giovanissimo. E ha continuato a farlo, anche se per vivere ha dovuto dedicarsi ad altri mestieri. Ma, può dirlo con orgoglio, non ha mai tradito questa passione. Al contrario, l’ha coltivata con dedizione raggiungendo traguardi qualitativi davvero eccellenti. E lo ha fatto senza pensare a eventuali possibili ritorni commerciali. Con fierezza può rivendicare di avere dipinto solo per sé stesso, lasciando sulla tela non solo immagini e colori ma anche il rispecchiamento di momenti magici e piacevoli della sua vita.

Il paesaggio è sempre stato tra i suoi soggetti preferiti perché rispondeva alla sua esigenza di riuscire a mettere sullo stesso piano la geografia fisica con quella interiore, i luoghi reali con quelli della mente, cogliendo il rapporto psichico con il territorio considerando che la nostra vita è strettamente connessa alla natura.

Più di recente, ha anche inserito nei suoi paesaggi delle figure umane. Qualche esempio. Un viale innevato con una figurina che si intravvede sullo sfondo. Una madre in riva al mare insieme alla bambina che gioca con una barchetta, una donna che di tre quarti osserva un paesaggio attraverso una finestra e un vecchio seduto di fronte al cane che guarda con affetto il suo padrone.

La necessità di animare con presenze fisiche le sue opere corrisponde a un progressivo e ulteriore affinarsi della sua poetica. L’uomo che sta di fronte alla natura e percepisce la sua piccolezza, la sua fragilità è al tempo stesso, cosciente di questo limite, riscopre la sua anima come una facoltà superiore che gli consente di cogliere, insieme alla sua eroica solitudine, anche la grandezza e la dignità dell’essere che incarna. E tutto ciò, Lucchini, riesce a trasferirlo nella postura e nelle espressioni dei personaggi che vengono ad animare in modo discreto le sue tele.

Abbiamo parlato di poetica nell’opera pittorica di Lucchini per un motivo preciso. L’artista vuole dare al fruitore dei suoi quadri elementi che non siano troppo banali. I pittori sono soliti attribuire a un quadro un titolo. Lucchini, invece, non si accontenta. Cerca di affiancare a ogni suo lavoro una poesia che sceglie con attenzione, di pensatori (Confucio) e poeti, noti e meno noti, come le italiane Carla Colombo e Lorella Crivellaro, il cileno Maria Melendez e lo spagnolo Karmelo Iribaren, per aiutare a meglio cogliere il significato profondo che si è impegnato a trasmettere sulla tela. E, usando le sue stesse parole, possiamo dire che “pittura e poesia” vanno a braccetto

Un pensiero su “Le tempere di Franco Lucchini: alla ricerca del “sublime”

  1. Sabato 12 Ottobre 2019 in occasione della presentazione del libro di poesie “Il cantar del cuore” di Luigi Albertin presso il Comune di Castelmarte (Co) con la presenza del Sindaco,ho partecipato su richiesta dell’amico Luigi Albertin con una decina dei miei dipinti.Presenti alla manifestazione oltre all’editore OTMA2 era presente anche il gionalista e critico d’arte il Dott.Ugo Perugini il quale mi ha dedicato questa bellissima recensione,e non solo ,sono onorato di averlo conosciuto.

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