Poesie, canzoni, epigrammi di Luigi Albertin

L’ultimo libro di Luigi Albertin, il terzo della serie, pubblicato da Otma2 e intitolato “Il cantar del cuore”, racchiude i diversi aspetti della sua creatività. Mi piacerebbe definire Albertin, e credo che ciò non lo offenda, un moderno menestrello. Vorrei chiarire meglio il termine. Lontano da me assimilarlo ai poeti di corte dell’antichità. In lui non vi è nessuna “cortigianeria”, nel senso spregiativo del termine.

Al contrario, ciò che lo muove è il grande rispetto, che si potrebbe definire anche devozione, che nutre per la poesia come strumento celebrativo, beneaugurante al limite dell’apotropaico, encomiastico ma non adulatorio. Ecco, quindi, che egli fa nascere poesie, ma anche canzoni, realizzate per compleanni di persone a lui care, ricorrenze, commemorazioni, luoghi particolarmente ameni, tutti lavori capaci di figurare, accanto a una realtà naturale, una fantasia leggiadra, di ordine sensoriale ma anche metaforico, emblematico.

Il tutto attraverso un linguaggio, talora tendente all’aulico, che fa ricorso a termini desueti, alla forma tronca dell’infinito, ma sempre elegante, in cui c’è riverenza all’aspetto metrico (sonetti), che favorisce la musicalità del verso. Anche se forse in certi casi ne limita una certa spontaneità creativa.

Accanto a queste liriche che definiremmo “sub specie laudis”, c’è un Albertin, poeta più intimista, più riflessivo e meditativo. Un esempio particolare è la sua opera “L’erpicatore”, dedicata a chi dissoda i campi con l’erpice. Un trittico (tre poesie) in cui il poeta si azzarda ad un ardito confronto tra natura e scienza, tra il senso della vita e il desiderio di immortalità. D’altra parte la sua origine contadina, vissuta ai piedi dei colli euganei, qui emerge in pieno.

Il suo poetare, in questi meandri concettuali per certi aspetti tortuosi, si fa vieppiù ermetico, a tal punto da costringerlo a diventare esegeta di se stesso. Cioè, si impone di dare spiegazione alle parole più difficili, uscite dalla sua penna, per facilitarne la decodifica. Fino ad un finale decisamente criptico e arcano che resta nell’ombra:

Al tutto, del tutto, il tutto è senza!”.

Linguaggio profetico, ambiguo, oracolare, che richiama quasi alla mente l’aleatorietà di una Pizia che può trasmettere all’uomo soltanto l’insondabilità del futuro, visto che poi spetta a quest’ultimo interpretarlo.

Ma il poeta in altre circostanze sa essere imprevedibilmente disarmato e accessibile. Sa abbassare le sue difese, come nella lirica “Attendimi”, dove il suo grido d’amore, sincero, diventa addirittura un richiamo pieno di spontanea, quasi fanciullesca, esuberanza:

Solcherò le onde di ogni mare
spaccherò le nubi più nere
salirò ad offuscare il sole
per illuminarti d’amore
illuminarti del mio amore”.

Nel suo fondo il poeta, dobbiamo riconoscerlo, è dotato di grande spirito ottimista. Una delle sue più sentite liriche sotto questo aspetto è a nostro avviso quella intitolata “Il forziere”, dove si lascia mettere a nudo dai ricordi e dove emerge in tutta la sua determinazione e volontà lo sguardo positivo verso il futuro.

Vivo la mia vita fino alla fine
miraggio d’un cielo sempre azzurro
col vento che porti a tutti gli uomini
amore, libertà, pace e ancor pace
messaggi ambiti pur nell’universo!”.

Se la poesia per Albertin, oltre a tutto, ha un valore che può arrivare ad essere vaticinante, non può stupirci che in lui si attivi anche una vena aforistica di sicura pregnanza, carica di ironia, allusioni argute, fervidi sarcasmi. Il suo spirito giocoso abbinato a una sintesi, piuttosto densa, mette alla prova i nostri riflessi più intuitivi.

Ne citiamo alcuni di questi aforismi:

Quando una donna dice : “Io non sono una di quelle!” non mente: lei è una di queste”.

Oppure:

Meglio piangere per un istintivo “sì” che rimpiangere all’infinito “se”.

E poi, l’ultimo dedicato alla poesia:

La poesia è fiore che sboccia in cuore e profuma l’anima”.

Qui, dentro a queste parole, troviamo sul serio l’animo del poeta che, come dice lui stesso di sé, “inneggia alla bellezza, alla dolcezza, all’amicizia e all’amore”.

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