Villa Bernasconi a Cernobbio: un gioiello di Liberty

Non ci sono molti esempi di edifici Liberty nel nostro Paese. Ma, uno dei più belli e meglio conservati (e ristrutturati) si trova a Cernobbio ed è Villa Bernasconi. Merita una visita, visto che ci si arriva in meno di un’ora da Milano.

Venne costruita nel 1905/6 da Davide Bernasconi, imprenditore delle tessiture di seta, che già dal 1861 operava nel settore e all’epoca poteva vantare ben 40 telai meccanici.

Fece erigere la sua villa nell’area industriale di Cernobbio, quindi non sulle rive del lago, come tutte le ville “di delizia” costruite dalla nobiltà e della nascente borghesia milanese. Ma è egualmente un piccolo gioiello, una “casa alla moda”, come la chiamò qualcuno, all’avanguardia, oltre che per l’architettura, ispirata all’Art Noveau, per i confort che era in grado di offrire ai suoi ospiti, davvero innovativi per l’epoca: riscaldamento, gas, luce elettrica e garage, dove il Bernasconi parcheggiava la sua fuoriserie, una delle prime nella zona.

Anche perché, come avrete capito, la villa non era una casa vacanza ma era abitata tutto l’anno ed era il vero fulcro della “cittadella della seta”, eretta al centro degli uffici, dei magazzini, delle case degli operai e anche dell’asilo infantile per i figli delle maestranze.

Lui, il Bernasconi, dalla torretta della villa aveva una visione di insieme del suo “regno” e ne poteva controllare l’andamento anche se era un imprenditore illuminato per l’epoca. Lo testimoniano i numerosi documenti raccolti dai suoi operai che erano trattati come persone di famiglia e aiutati quando si trovavano in difficoltà. Anche se non bisogna mai dimenticare che a quei tempi si lavorava 12 ore al giorno!

Ma vediamo da vicino la particolarità di questa abitazione, davvero un piccolo gioiello artistico, che venne realizzata su progetto dell’architetto Alfredo Campanini, seguendo lo stile floreale, tanto che venne denominata anche “villa fiorita”.

Per capire il suo particolare stile architettonico facciamo un passo indietro. L’Art Noveau nasce durante la Belle Ėpoque, ed è caratterizzata da linee curve astratte, dall’abbellimento di ogni aspetto della quotidianità, ricorrendo spesso all’artigianato locale: ecco, allora, le grandi vetrate per far entrare aria e luce, l’utilizzo di ferro e ghisa, con ringhiere che sono un profluvio di foglie, palme, rose, fiori, farfalle, frutti e bacche, ninfee. E, anche – non poteva essere diversamente – bachi da seta, i principali artefici della fortuna economica del padrone. Inutile dire che in questi decori, tanto raffinati, si sente, eccome!, l’influsso dell’arte giapponese, appena riscoperta.

A Villa Bernasconi si capovolge il significato di Museo. Il museo è la villa stessa e va goduta nella sua pienezza, anche perché chi vi entra viene trattato da ospite e può visitarla in lungo e in largo in piena libertà! Un luogo accogliente che propone un tuffo nel passato, con la scoperta della vita della famiglia del proprietario e della sua industria, attraverso sistemi interattivi e multimediali, grazie a istallazioni tecnologiche che fanno in modo che gli oggetti della casa possano parlare e “dialogare” con i visitatori.

Ma la Villa di volta in volta propone attività, iniziative diverse ed eventi collaterali, legati sempre alla musica, all’arte, all’artigianato e laboratori soprattutto dedicati ai più giovani. In questo periodo e fino al 16 febbraio 2020, ad esempio, sarà possibile ammirare l’esposizione di otto grandi manifesti realizzati da Marcello Dudovich, grande maestro della cartellonistica triestino.

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