Premio AUPI 2020: i vincitori

Premio AUPI 2020. Racconti – Maria Cicconetti

Maria Cicconetti vive a Chivasso, in provincia di Torino. Ha svolto la professione di antropopranoterapeuta e recentemente ha scritto anche il suo primo libro, dal titolo “La foto che NON c’è”, edito da Stefano Termanini editore.

Al Premio Internazionale AUPI ha partecipato con il racconto “Dove si incontrano gli arcobaleni”. Ecco la motivazione del premio.

Li chiamano anche invisibili. Sono clochard, nostri fratelli e sorelle che vivono alla giornata, per strada, sperando nella carità della gente che spesso li ignora. La storia delicata e tenera è quella di una giornalista che vuole fare un servizio su queste persone e per caso si imbatte in una sua ex collega che per diverse vicissitudini famigliari si ritrova per strada, senza casa. E’ un mondo duro quello in cui vivono queste persone, sole, o come nel caso di Francesca, insieme al suo cane; un mondo che ha perso ogni connotato poetico, ogni orizzonte lirico, un mondo cinico, spietato. Ma anche in queste situazioni difficili, ci sorprende il candore, la fragilità, la speranza (simboleggiata dall’arcobaleno) della protagonista che lei sa conservare giorno dopo giorno, sconfiggendo la disperazione. Con una prosa piana e piacevole, l’Autrice delinea un quadretto di rara vivacità e umanità.


Premio AUPI 2020. Racconti – Giordano Orazio

Giordano Orazio vive a Corbara (Campania), è scrittore e poeta.

Al Premio Internazionale AUPI ha partecipato con il racconto “Una ristrutturazione di sangue”. Ecco la motivazione del premio.

Un giallo in piena regola quello raccontato da Giordano Orazio, in un mix ben dosato tra fantasia e cronaca vera, con tutti gli elementi necessari a creare nel Lettore suspense e curiosità. Tra macabri ritrovamenti, ricerche di persone scomparse, una storia d’amore particolare sullo sfondo, e altri misteri, alla fine l’intrigo si svela con una soluzione imprevedibile, proprio nel periodo di emergenza da Covid-19. Un racconto piacevole, ben costruito e sorretto da una prosa essenziale ed asciutta.


Premio AUPI 2020. Racconti – Carla Menon

Carla Menon è nata a San Donà di Piave (VE), dove insegna lettere presso il Liceo scientifico Galileo Galilei. Ha pubblicato diversi libri di poesie e di racconti, anche di ambientazione storica.

Al Premio Internazionale AUPI ha partecipato con il racconto “Il mare di Viola”. Ecco la motivazione del premio:

Ritornare alle proprie origini spesso è un’operazione dolorosa ma necessaria. L’amicizia che la protagonista racconta nei confronti di Viola è qualcosa di più. Un sentimento profondo e complesso ma gratificante che purtroppo verrà spezzato dalla realtà di un regime, quello fascista, che aveva iniziato la persecuzione contro gli Ebrei. E quando le due donne si ritroveranno, molti anni dopo, con un bagaglio di esperienze diverse alle spalle, capiranno che quel fluido misterioso che le aveva legate e che sembrava indissolubile è svanito per sempre. Un racconto delicato che tratta con cautela e intelligenza certi temi e, volgendosi al passato, scopre l’amarezza per il tempo che passa, capace di farci diventare altre persone, e renderci non più conoscibili.


Premio AUPI 2020. Poesie in lingua – Marco Grattoni

Seppellitemi dove non crescono più margherite

La morte da sempre è uno dei temi più profondi e sentiti in letteratura. In questo lavoro poetico Marco Grattoni mostra un piglio deciso nell’affrontare quel momento che traguarda verso l’ignoto e l’infinito, cogliendo con autorevolezza il mistero ultimo della vita. C’è un senso quasi di maschio pudore nell’affrontare gli ultimi istanti, dando indicazioni a chi resterà perché l’operazione avvenga in silenzio, nel cuore stesso della natura, anche dove essa sembra più negletta per sperare di rinascere come semplice fiore. Una poesia di rara intensità che si regge su sonorità attente ed equilibrate.


Premio AUPI 2020. Poesie in lingua – Giovanni Malambrì

Ho vissuto Auschwitz

Adorno aveva affermato che “…scrivere una poesia dopo Auschwitz è un atto di barbarie”. Se questo è vero perché certi sentimenti in situazioni così tragiche appaiono indicibili, è altrettanto vero che non è possibile per un Poeta esimersi dal provarci, dal cercare con caparbietà, come ha fatto Giovanni Malambrì, di trasfigurare la tragedia e il trauma del genocidio nelle straordinarie potenzialità della lingua. E lo ha fatto mettendosi in prima persona. Ostentando il suo sé, spogliandosi delle sue remore per rendere dicibile l’indicibile, per permettere alle sensazioni, alle paure, agli orrori della psiche di palesarsi ancora una volta. Come in un sacrificio pubblico che diventa un monito per tutti.


Premio AUPI 2020. Poesie in lingua – Gabriella Paci

Ricordo

Il ricordo nella poesia di Gabriella Paci non è nostalgia, né vagheggiamento del passato ma dolore, dolore senza limiti per ciò che non è più e che si vorrebbe cogliere nel suo essere ancora presente. La figura della madre morta, infatti, emerge con forte evidenza, tratteggiata con parole efficaci. C’è un sordo, continuo e misurato dolore in ogni gesto che la poetessa rivede vivo nella madre: il sorriso, le mani nodose, capaci di carezze e gesti fragili. Il ricordo diventa realtà e il dolore si ravviva con essa.


Premio AUPI 2020. Poesie in dialetto – Antonio Barracato

Il male assassino

Non dobbiamo ritenere che la poesia di Antonio Barracato sia solo pervasa da aspro e sentenzioso moralismo nel descrivere la figura del peccatore che si ritrova di fronte al pericolo della morte e rinnega il sé stesso che ha sbagliato. Vi è sempre, profonda ma palpabile, l’ansia di una pietas umanistica che traspare, colma di una delicata e chiara matrice evangelica, che si riverbera in un perdono che serve a lenire le pene. La scrittura di Barracato, nobilitata dal dialetto genuino e frizzante, serve non tanto a commuovere o muovere sentimenti o rimuovere pregiudizi, né tantomeno dare lezioni, quanto piuttosto a indurre a considerare di quale materiale, debole e caduco, siano fatti gli esseri umani e quanto umile sia la loro dolorosa condizione di peccatori. Poesia di notevole tensione morale.


Premio AUPI 2020. Poesie in dialetto – Michele Longo

Ambroeus e Cesira

Il linguaggio ha radici comuni negli animali e nell’uomo. L’espressione del sentimento è la medesima. L’identificazione metaforica dell’uomo con l’animale, nel caso specifico due piccioni milanesi innamorati, riesce bene a Michele Longo. Il linguaggio quotidiano, lo stile semplice e immediato, fanno di questa poesia un vero quadretto romantico che consente a Michele Longo di esibire con arguzia e ironia il suo stile, costruendo un vero apologo utile anche per inquadrare da altre prospettive le bellezze della sua città.


Premio AUPI 2020. Poesie in dialetto – Mauro Montacchiesi

A’ vita è stupenna

La grande capacità di Montacchiesi, uomo di sconfinata cultura, è quella di sapersi spogliare dei suoi paludamenti accademici e provarsi a descrivere il mistero della natura, ad esempio uno splendido tramonto, con parole semplici e, soprattutto, con quell’afflato istintuale, per mezzo del quale l’uomo entra a far parte della natura, cogliendone il ritmo cosmico e primevo. Il dialetto nel suo caso contribuisce con la dolcezza del suo suono a farci assaporare ulteriori pregevoli sottigliezze. D’altra parte, il genio, come dice Baudelaire “non è che l’infanzia ritrovata per un atto di volontà”.

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