Come inventare un romanzo. Il suggerimento di Joël Dicker

Dopo “La verità sul caso Harry Quebert” che ha avuto un enorme successo, Joël Dicker si presenta con un altro romanzo-fiume “L’enigma della camera 622” che sta avendo una positiva accoglienza da parte dei Lettori.

All’inizio della storia, parlando con una affascinante donna incontrata in hotel, Joël la invita a scrivere un romanzo e rivela alcuni segreti per trovare l’idea giusta per costruire una trama efficace.

Cos’è la malattia degli scrittori?

Cosa ci vuole per scrivere un romanzo? Bastano una matita e un quaderno perché davanti si spalanchi un mondo meraviglioso. “Spesso la gente pensa che per scrivere un romanzo si parta da un’idea. Invece una storia prende le mosse innanzitutto da una voglia: quella di scrivere. Una voglia che si impadronisce di te e che niente può ostacolare, una voglia che ti allontana da tutto. Questo desiderio continuo di scrivere, io lo chiamo ‘la malattia degli scrittori’. Puoi avere la trama migliore del mondo, ma se non hai voglia di scrivere, non concluderai niente”.

Joël Dicker

Ma se non hai una trama, una storia, come fai a scrivere?

Questo è un errore che gli esordienti commettono spesso: “pensano che una trama sia costituita da una serie di fatti messi assieme uno dopo l’altro. Immagini un personaggio, lo cali in una situazione e via di seguito”. Non bisogna limitarsi ad assemblare dei fatti. Una trama deve essere fatta di domande.

Facciamo un esempio. Ecco un’idea banale di romanzo: una giovane donna si sposa e la sera della prima notte di nozze ammazza il marito nella loro camera d’albergo.

Ora comincia a tradurre la trama in forma interrogativa.

“Per quale ragione una giovane sposa ammazza il marito la sera delle nozze?
Chi è questa giovane sposa?
Chi è suo marito?
Qual è la loro storia di coppia?
Perché si sono sposati?
Dove si sono sposati?” e via di seguito

Facciamo qualche ipotesi: Il marito era immensamente ricco, ma uno spilorcio come pochi. Lei voleva un matrimonio da principessa con cigni bianchi e fuochi d’artificio, e invece, alla fine, ha avuto un ricevimento da quattro soldi in un miserabile albergo. Folle di rabbia, ha finito per assassinare il marito. Se al processo il giudice sarà una donna, le concederanno delle attenuanti, perché non c’è niente di peggio di un marito taccagno.

Il solo fatto di mettere la trama sotto forma di domande offre un numero infinito di possibilità. Rispondendo a queste domande, i personaggi, i luoghi e le azioni si presenteranno da sé. Si sono già abbozzate le figure del marito e della moglie. Si è perfino immaginato un seguito della trama pensando al processo. Il fulcro è l’omicidio? O il processo? La donna verrà assolta?

La magia di ogni storia è che un semplice fatto, qualunque esso sia, tradotto in forma interrogativa, apre la porta a un romanzo.

“Se c’è una spiegazione razionale immediata alle domande che si sono poste, allora la trama si esaurisce e non nasce nessun romanzo. È a questo punto che lo scrittore entra in azione:

affinché un romanzo esista, l’autore deve superare le barriere della razionalità, sbarazzarsi della realtà e, soprattutto, creare una posta in gioco laddove non ce n’è nessuna”.

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