Camilleri e la poesia: l’angioletto di Penna

L’abbiamo già scritto. Andrea Camilleri amava la poesia. E appena ne aveva l’occasione la inseriva nei suoi romanzi. Anche nell’ultimo, quello intitolato “Riccardino”, che segna la fine del Commissario Montalbano, ha voluto inserire l’eco dei versi di una bella poesia di Sandro Penna. E l’ha fatto, prendendosi gioco contemporaneamente delle autorità istituzionali e religiose: il questore, supponente e tronfio gestore del potere, e il Vescovo, viscido e ipocrita, timoroso che vengano alla luce retroscena poco edificanti di un suo protetto.

E ci riesce, nel modo più dissacrante, fraintendendo volutamente l’allusione furbetta del Questore che per telefono definisce “amichetto” lo stesso Vescovo che aveva voluto incontrare di persona Montalbano per fargli capire che da lui si attendeva la massima discrezione riguardo a un certo poco chiaro episodio.

Riportiamo il brano.

«Montalbano, ha telefonato anche a lei l’amichetto?».
Dal tono del questori, che voliva essiri sardonico, capì ’mmidiato chi era l’amichetto al quali quello s’arrifiriva. Quanno pinsava di fari lo spiritoso, il dottor Bonetti-Alderighi era semplicementi pinoso. Allura addicidì di passari tanticchia di tempo facennolo ’ntordunire.
«Purtroppo, dottore, da due anni non mi telefona più» dissi, chiuienno la frasi con una suspirata di malincunia.
«Ma che dice, Montalbano? Straparla? Due anni! Ma se appena qualche giorno fa…».
«No, dottore, non lo sento da due anni. Era un amichetto che avevo trovato in una losca platea, fumava un sigaretto e gli occhi lustri avea».
Per la virità la poesia di Sandro Penna diciva amoretto inveci che amichetto, ma tanto il signor questori che minchia vuoi che nn’accapiva di poeti e di poesie?
All’autro capo del filo non ci fu pronta reazioni.
Montalbano sintì che il questori respirava affannato assà, come a uno che ha rischiato d’annigarisi e l’hanno appena appena tirato fora dall’acqua. Doppo, il respiro si fici cchiù normali, si carmò.
«Montalbano, lei ha capito male. Non mi riferivo a quest’amichetto sul quale non intendo soffermarmi, ma al vescovo Partanna».

Camilleri non ricorda bene la poesia di Sandro Penna perché il testo di cui lui riporta alcuni versi non parla di un “amoretto” bensì di un “angioletto” ma l’effetto è esilarante lo stesso. Abbinare un personaggio come Penna, che era un grande poeta, mite, discriminato per la sua omosessualità, ai due altezzosi esponenti del potere, è veramente un bel colpo di teatro che li ridicolizza entrambi.

Sandro Penna

Ecco il brano della poesia di Penna che, come gli capitava spesso, aveva la capacità di cogliere in versi semplici e folgoranti immagini di una forza incredibile.

Trovato ho il mio angioletto
tra una losca platea,
fumava un sigaretto,
e gli occhi lustri avea.

Penna parlava dei suoi frequenti incontri con i ragazzi, alla ricerca di quel piacere che solo riusciva a placare il suo desiderio, senza reticenze ma con molto pudore. Ma, siccome all’ipocrisia non c’è mai fine, c’è chi ha pensato che questi versi potessero rappresentare il pensiero di una madre che ritrova il figlioletto e si stupisce della sua incipiente pubertà.

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