Colibrì di Veronesi: un’utopia… un po’ posticcia

Con il nostro precedente articolo, al quale vi rimandiamo, avevamo criticato la recensione di Gianluigi Simonetti – riguardante il romanzo vincitore del Premio Strega, apparsa qualche tempo prima ne “Il Sole 24 Ore” – che ci sembrava un po’ troppo dura nei confronti della parte conclusiva del romanzo di Sandro Veronesi e della sua tirata finale visionario-escatologica.

Il prof. Simonetti ha voluto chiarire meglio il suo pensiero e riportiamo volentieri la sua risposta, che ci sembra assolutamente condivisibile.

“Che dire? Io veramente non ho nulla contro l’utopia in sé, e non mi sento particolarmente sintonico al presente, al liberismo, ai benpensanti, eccetera… Volevo semplicemente rilevare che il tratto finale del Colibri mi pare poco coerente – anche e soprattutto sul piano formale, oltre che su quello ideologico – con le parti precedenti. E che mentre il libro mi sembra funzionare narrativamente bene, il finale lo trovo un po’ posticcio, un po’ velleitario, ecco. Infine, e per fare un esempio concreto, mentre i personaggi più ambigui e contraddittori sono convincenti (a cominciare dal protagonista), l’uomo del futuro è veramente una petizione di principio. Troppo astratto per sedurci. O per sedurmi, se preferisce”.

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