Premio Internazionale di Poesia Città di Varallo 2020: i vincitori

Premio Internazionale di Poesia Città di Varallo 2020. Poesia in lingua

Primo classificato Massimiliano Ivagnes con la poesia in lingua “Giorni

Massimiliano Ivagnes è nato nel 1970 a Roma. Da sempre appassionato di scrittura, nel dicembre 2017 ha pubblicato il suo primo romanzo: “Palla al centro” (edizioni Gruppo Albatros Il Filo).

Ecco uno stralcio della sua poesia:

Guardo i giorni scivolare
Nei tuoi occhi senza luce
Dove adesso si frantuma
Come vetro di cristallo
Il ricordo di noi due.
Io mi aggrappo come naufrago
Alle ore e a questi giorni
Che mi uniscono ancora a te
E indifeso cado e annaspo
Nell’anticamera dell’addio

Per la sensibilità e la delicatezza con la quale Massimiliano Ivagnes affronta un tema tragico come quello dell’agonia della persona amata. Il tempo passa inesorabile, sempre. In genere, facciamo finta che ciò non accada. Fino a quando qualcosa di tragico incombe su di noi e ci costringe a fermarci, a riflettere, a fare come fa il poeta: contare i giorni, pieni di domande irrisolte, passarli pregando, guardarli con rimpianto mentre scivolano via implacabili. Quello che è stato e che non sarà più. Restano i brandelli di ricordi che diventano sempre più fragili. E, infine, quella visione finale che coglie in pieno il dramma del poeta, prostrato, distrutto dal dolore nell’anticamera dell’addio.


Seconda classificata Nadia Borean con la poesia in lingua “Monna Lisa

Nadia Borean è friulana di origine. L’ultima sua opera è del 2014, quando ha pubblicato la raccolta poetica “Scrivo perché non so parlare”. Numerosi sono i premi e i riconoscimenti ricevuti nel corso della sua carriera.

Ecco uno stralcio della sua poesia:

Me ne stavo qui sola e solitaria,
anche se sola con me stessa sono sempre stata.
Appesa al muro a guardare i volti di voi
Curiosi del mio sorriso, dei miei occhi sui vostri fissati,
e delle mie mani incrociate, un poco abbandonate…

Per l’originalità e la capacità immaginativa di Nadia Borean nel dar vita e corpo a un’icona della pittura come Monna Lisa. Ardita ma davvero intrigante la fantasia della poetessa che veste i panni della Gioconda, rimasta sola nel Museo deserto per colpa della pandemia, cercando di interpretarne i sentimenti, le sensazioni. Anche la donna misteriosa dipinta da Leonardo sembra soffrire di solitudine, in quelle sale silenziose e vuote. Rimpiange i visitatori che si facevano i selfie con lei e persino le invidie delle altre opere esposte, meno fotografate. Anche l’opera del genio leonardesco vive in sofferenza ma nutre la speranza di essere nuovamente oggetto di attenzione e stupore da parte della gente. Per affascinare ancora una volta con il suo enigmatico sorriso.


Terza classificata Daniela Zinetti con la poesia in lingua “Epidemia di parole

Daniela Zinetti ha pubblicato la prima silloge di poesie nel 2008 con il suo libro “Emozioni”, edizioni Gruppo Albatros Il Filo, collana Nuove voci.

Ecco uno stralcio della sua poesia:

Voglio un’epidemia di parole
Quelle vere
Pure
Dense di significato.
Io. Indomita
Coltivo da sempre ribellione pura
Voglio di nuovo essere contagiata dal verbo
Dai versi
Dalle fantasie

Per la vigoria e la passione intellettuale e umana che anima la bella lirica di Daniela Zinetti. Ancora la pandemia è la protagonista della poesia. La poetessa, cerca di liberarsi della morsa che ha soffocato, insieme al respiro, la vita e i sentimenti degli uomini. Ha messo loro una sordina. Un bavaglio. Fuor di metafora, una mascherina che cela il viso e soffoca la voce. Ma la poetessa non ci sta. Non può rimanere muta. Se c’è un’epidemia deve essere di parole. Una cascata di parole che prenda corpo in versi e fantasie senza più freni, reticenze. Se c’è un contagio, dice ancora, allora che sia di parole. Il poeta non può farne a meno. Oltre ogni rischio, oltre ogni pericolo. Perché è lì e solo lì che si trova la vita.


Premio Internazionale di Poesia Città di Varallo 2020. Poesia in vernacolo

Primo classificato Giorgio Bordini con la poesia “La marantega del coronavirus

Ecco uno stralcio dalla sua poesia:

Anche lu, el Papa, solo e sconsolà denanzi
A la croce, el paréa rassegnà, anca lu
Lì in pé pogià su un bastòn,
così impotente e così umano,
el parea stupirse e meravigliarse
de non éssar scoltà,
de no sentir na risposta

Per la capacità di descrivere con forza e nel contempo umile sconcerto, i drammi di coloro che hanno vissuto la catastrofe della pandemia, avvalendosi di un dialetto, quello veneto, che ha una valenza musicale e armonica unica. E Giorgio Bordini racconta di chi non ce l’ha fatta, di coloro che sono rimasti, di chi, come dottori e infermieri, si sono prodigati per salvare più vite possibili. Di chi ha pregato Dio chiedendo, inutilmente, di essere ascoltato. Come Gesù sulla Croce, quando temeva di essere stato abbandonato. E noi, come i discepoli e insieme al Papa “così impotente e così umano”, vedendo soffrire e morire le persone intorno a noi, restiamo sgomenti di fronte a tanto dramma in attesa vana di un segno, di una parola di consolazione.


Seconda classificata Margherita Flore con la poesia in vernacolo “Non pentagrammas

Ecco uno stralcio della sua poesia:

Che jana majera
Su fogiu meu biancu
Aspettar nieddas tintas
A semenare tinnos.
Cumbatta giustissiera
In benas solidales
M’ammaniat cun sa manu

Per la capacità di Margherita Flore di suscitare immagini mitiche che traggono linfa dalla scorza dura della lingua sarda alla ricerca di una ispirazione feconda e fuori dal tempo. In questo lavoro, conta soprattutto il peso specifico delle parole usate e in esse chi vuole può immergersi come in una fonte originaria in grado di ridare vita e senso all’umano destino dell’uomo. Una immersione ancestrale che richiede umiltà ma ha il fascino della scoperta, dello stupore di fronte alla potenza di una lingua che nasce da un patrimonio culturale ricco ed eterogeneo che inorgoglisce chi la possiede.


Terzo classificato p.m. Antonio Barracato con la poesia in vernacolo “Amuri avaru

Ecco uno stralcio della sua poesia:

Ma di quali amuri parravi
Si scanusci la sustanza,
mancu sai comu batti u cori
quannu c’è na duci presenza

Il poeta, Antonio Barracato, siciliano, si schiera dalla parte delle donne che hanno subito e subiscono la violenza dei mariti. E lo fa mettendovisi in prima persona. Qualcuno ha detto che “immedesimarsi è il solo modo di vivere di più, di vivere con pienezza, respirando insieme al mondo”. Vero. Ma è anche l’unico modo – se lo si fa con onestà – per meglio comprendere gli altri. Non lo possono fare tutti. Ma il poeta sì. E quando lo fa, la sua è una specie di trance miracolosa e il suo linguaggio in questo modo diventa più potente e persuasivo e lo sforzo empatico riesce perfettamente. E noi, con lui, ascoltiamo e ci commoviamo ai lamenti della donna e di tutte le donne che reclamano giustizia.


Terzo classificato p.m. Mauro Montacchiesi con la poesia in vernacolo “…’gni ggiorno ‘na nòva créspa

Ecco uno stralcio della sua poesia:

Co’ tutto ch’er montaròzzo de l’anni,
ariesco infinamènte a ‘ncartà quarche vérzo addecénte
che sbuzzica da ‘e profonnità de l’arma,
arma che abbiura quer montaròzzo,
accussì sbarellante, accussì precario,
‘n infinità de ggiorni sò passati
Da quanno nun c’ho ppiù gnisuno che,
pe’ ‘n abbréve attimo,
ma dà ‘a spalla sua pe’ fa er fiòtto
su ‘a strappacòre dòja
che ‘ntorpidisce l’arma e stremisce ‘r còre

Mauro Montacchiesi nella sua poesia in dialetto romanesco riflette sul tempo che passa e che lascia sul suo viso ogni giorno una nuova ruga. Come diceva Borges, le rughe sono un reticolo di storia che diventa storia anche per gli altri. Con il passare degli anni, la vecchiaia è davvero come uno scultore che lascia segni sulla pelle e che da una parte accresce la visione e il gusto per le cose passate e per i ricordi che riusciamo a riesumare come parvenze evanescenti, anche se, dall’altra, purtroppo, sottrae la possibilità di possederli appieno. Per fortuna, la confidenza con la natura (bella l’immagine della “vigna al tramonto”), la saggezza del tempo, insieme al desiderio d’eternità, possono essere ancora rianimati dall’anelito all’amore che riaffiora, insieme alla speranza, negli ultimi versi della sua poesia.

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