Gianni Melotti. La fotografia: scherzi ed esperimenti

La Fondazione Ragghianti a Lucca presenta in contemporanea la mostra “L’avventura dell’Arte Nuova”, di due artisti, Cioni Carpi e Gianni Melotti, che negli stessi anni – dal Sessanta all’Ottanta – hanno operato rispettivamente a Milano e a Firenze, in diversi ambiti, ma soprattutto in quello fotografico.

L’intento del curatore della mostra di Gianni Melotti, Paolo Emilio Antognoli, è quello di sottolineare il fermento culturale che animava Firenze in quegli anni Settanta, un ambiente per nulla provinciale né chiuso al contemporaneo.

Il vento del ’68 era soffiato anche sul capoluogo toscano che seppe cogliere le novità che erano nell’aria, alimentando lo sviluppo di una comunità di artisti di avanguardia, allo scopo di creare interazione tra le diverse forme d’arte, architettura, design, editoria, video, fotografia.

Melotti fu il fotografo ufficiale di Art/Tapes 22 e questa sua esperienza fu importante quando venne fondata Zona non-profit art space, spazio autogestito, perché gli permise di esordire insieme a Bill Viola con una mostra intitolata 9.30/10.30.

Opera interessante questa perché Melotti fotografa il muro di un palazzo davanti alla Galleria d’arte alle 9 di mattina, illuminata da un raggio di sole, e poi la riproduce la sera, sempre sullo stesso muro, dodici ore dopo, attraverso un proiettore di diapositive.

La sua voglia di sperimentare – ma anche il suo gusto sarcastico, tutto toscano – lo porta a prendersi gioco della fotografia e delle tecniche tradizionali, fino a utilizzare l’ingranditore al contrario, per ridurre le immagini, come nell’opera Uno sporco sorriso.

Ritratto di Gianni Melotti, 2018

Nell’Autoritratto in doppia esposizione (1975) riproduce una serie di 20 immagini, in bianco e nero, del suo viso, prima ben definito poi man mano sfocato fino a diventare un’immagine anamorfa e incomprensibile, fatta di masse bianche e nere.

Altro esperimento originale è quello intitolato L’iconografia e l’iconoclasta. Qui Melotti riproduce la sua stanza in nove scatti con sistemi di stampa inusuali (ad esempio, carta sensibile usata alla rovescia) e descrive in un quaderno dettagliatamente quanto presente nelle foto. Si crea così volutamente una sorta di contrasto tra l’immagine descritta attraverso la scrittura e quella fotografica.

Gianni Melotti, L’iconografia e l’iconoclasta, 1977

Un’altra opera, che potremmo definire uno scherzo piuttosto paradossale è quella intitolata Viaggio delle 52 immagini di finta guerra. L’autore invia alcune foto scattate durante una normale esercitazione militare in Toscana alla sua gallerista. E lo fa, tramite un amico che si reca in India, che le confeziona, dentro un giornale del luogo, legate con uno spago, accompagnate da una lettera di spiegazioni piuttosto vaghe, fatta per trarre in inganno la destinataria.

Gianni Melotti, Giallo, 31 dicembre 1979

Ma lo spirito caustico di Melotti non viene meno anche negli anni successivi. C’è un’opera nel 1978, intitolata Un giallo a Genova, nata come installazione site-specific e poi inserita con una serie di scatti fotografici in un libro collettivo. La scena rappresentata è un dramma che sta per scoppiare nel parcheggio di un supermercato: un taxi giallo con il motore acceso proietta i suoi fari gialli su una cucina economica, allacciata a una bombola gialla, da cui sembra fuoriesca del gas, pronto a esplodere. Ma tutti i rumori sono registrati ed è solo una messinscena.

Per finire, in una sorta di spirito preveggente, Melotti fotografa i suoi amici con una calza di rete in testa. Siamo nell’81, la mania delle persone di finire nella rete virtuale dei social media è di là da venire, ma il fotografo con il suo fiuto se n’è già accorto!

Gianni Melotti, Ritratti nella rete, 1982

Melotti, quindi, in questi primi anni della sua carriera, è fotografo carico di ironia, sarcasmo, capace di non prendere sul serio nemmeno l’arte fotografica alla quale si dedica, ma pronto a cogliere in questo suo provocatorio rapporto con la realtà scenari nuovi e spiazzanti, caricandoli della sua visione della vita fuori dagli schemi, libera e personalissima.

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