Louise Glück, mondo e scrittura nel flusso

di Massimo Bacigalupo

Massimo Bacigalupo

Louise Glück non è facile da cogliere e definire. Ci spiazza. Non c’è dubbio che le sue dodici raccolte siano di altissima qualità, ma non sempre è facile mettersi sulla sua lunghezza d’onda. Alcune sue poesie si apprezzano di primo acchito, come La stella della sera in Averno. Ma spesso il suo modo di procedere è frammentario ancorché sicuro, attraverso testi lunghi eppur minimali nell’uso sapiente delle pause, versi di poche parole.

Cambiamento e attesa, come mi suggerisce Ugo Perugini, sono in effetti suoi temi, ma non li leggerei in un’ottica personalistica, cioè non è Louise che attende e magari rimane delusa. Le poesie affermano momenti in cui la realtà si svela, e così suggeriscono al lettore di leggerle. È possibile vivere e trovare un’espressione in un mondo che cambia e fugge fra le mani. Ma la poesia non sfugge, blocca un momento per sempre. La bellezza, l’amore. Come nei Sonetti di Shakespeare.

Chi può dire cos’è il mondo? Il mondo
è nel flusso, quindi
illeggibile, i venti che girano,
le placche terrestri che girano e scorrono invisibilmente —

(da Prisma)

Ricordo una pace di un tipo
che non ho più conosciuto.
Un po’ più tardi, mi sono prefissa
diventare un’artista,
per dare voce a queste impressioni.

(da Echi)

Se al lettore è difficile seguire la Glück in questo percorso è perché siamo distratti, vogliamo una certezza a portata di mano, un discorso che si chiude secondo una retorica accettata. E naturalmente il poeta vuole sfuggire a queste gabbie del prevedibile e del consenso automatico. Deve essere insieme facile e difficile.

Quanto ai temi, c’è in Glück una presenza vistosa del mondo naturale, che lei dipinge come un pittore, estraendone ogni possibile sfumatura. In Ottobre dice:

Ciò che altri hanno trovato nell’arte,
io l’ho trovato nella natura. Ciò che altri hanno trovato
nell’amore umano, io l’ho trovato nella natura.
Molto semplice. Ma lì non c’era nessuna voce.

Parla in una maniera molto diretta, senza nicchiare, ma anche senza sentimentalismo. C’è una durezza urbana nella sua passione pittorica. È una donna del Duemila, che legge e vive come tutti noi. O questa è la persona che parla (da non confondere con Glück), la persona della cui esperienza lei si serve per scrivere e comporre un mondo, una voce, quella appunto che nella natura manca, e in cui confluiscono le voci dei giornali, dei conoscenti, degli intimi, e i racconti con cui è cresciuta (dice che i miti greci li conosceva fin da tre anni, sono per lei seconda natura).

Questa voce quotidiana è capace di suonare arcaica senza modulazioni:

La luminosità del giorno diventa
la luminosità della notte:
il fuoco diventa lo specchio.

Forse suggerisce il passaggio di testimone del sole (fuoco) alla luna (specchio).

È la conclusione assai bella della sequenza Ottobre, che apre Averno. Questa raccolta è divisa in un breve prologo, Le migrazioni notturne, e due sezioni, la prima di sei testi più o meno lunghi, la seconda di undici testi. La seconda poesia della prima sezione e l’ultima della seconda hanno lo stesso titolo, Persefone l’errante, indicando il tema mitico che serpeggia sottotraccia in tutto il libro.

Sono ampie riflessioni sul significato del mito, delle sue figure, che sfilano sotto i nostri occhi: nella prima il punto di vista della fanciulla rapita che diviene donna, nella seconda il punto di vista della madre che considera la figlia una parte del suo corpo da recuperare. È tutto molto lucido, scandito, allusivo. E uno dei linguaggi che qui partecipano è quello dell’analisi.

Louise Glück

Per cui, ribadisco, la poesia di Glück, apparentemente spoglia, linguisticamente semplice, non si lascia penetrare facilmente. Lei stessa parla di “terrore estatico” nell’atto della scrittura. Orfeo esiste ancora. E in America.

E si può capire quanto tutto ciò sia arduo da trasporre in altra lingua. Le parole son così poche e così precise che è facile stonare, commettere una svista, perché lo stesso episodio o la stessa parola, rimanda da una poesia all’altra. Per quanto mi riguarda, ho continuato a esplorare Glück dopo averla tradotta, e ogni volta scopro cose nuove e sento il bisogno di affilare il mio italiano.

Le nuove edizioni di “Averno” e “L’Iris selvatico” di Louise Glück sono in uscita per Il Saggiatore il 3 dicembre prossimo.

Un pensiero su “Louise Glück, mondo e scrittura nel flusso

  1. Il Professore Massimo Bacigalupo continua ad aggiornare
    la sua profonda lettura di Louise Gluck. Grazie Raimondo Di Maio, Libreria Dante & Descartes

    "Mi piace"

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