Premio Agenda dei Poeti 2020

Premio Agenda dei Poeti 2020. Libri editi

Primo classificato Il cocchio alato del tempo di Salvatore La Moglie

Il romanzo di Salvatore La Moglie non è un “Bildungsroman”, cioè un romanzo di formazione vero e proprio, ma vi si avvicina. Il giovane protagonista – non è dato conoscere attraverso quali vicende – si riaccosta alla figura del padre che aveva perso di vista e si dispone a un dialogo aperto con lui. Dialogo che diventa un’occasione per il genitore – che ha una grande cultura fondata sui classici, che cita in abbondanza soprattutto nella forma aforistica – per trasmettere le sue conoscenze e trasfondere la sua saggezza. Si tratta naturalmente di un escamotage narrativo per consentire all’autore – che è insegnante – di rivolgersi ai giovani, in modo indiretto, per farli soffermare su alcuni temi fondamentali della vita: la cultura, il tempo, l’amore, il potere, la morte. Con una visione pessimista, disincantata che però non indulge mai al cinismo e all’indifferenza.


Secondo classificato Le parole dell’inquietudine di Gabriella Paci

Per la compiutezza del suo verso che è forma, sostanza ma anche sonorità, ritmo. Una poesia per essere viva ha bisogno di una ispirazione forte, di un senso profondo ma anche di una architettura e di una musicalità che la sorreggano. La poesia di Gabriella Paci risponde in pieno a questi requisiti. In essa possiamo apprezzare un equilibrio di elementi che raramente si possono trovare riuniti. E’ così, solo così, che il Lettore entra nell’atmosfera e nei sentimenti che la poetessa sa ricreare, prende confidenza mentale ed emozionale con il suo mondo, ascolta la vera voce, quel particolare timbro, quella tonalità che la rendono riconoscibile e unica e sono la chiave giusta per aprire e coltivare un dialogo fruttuoso e duraturo.


Terzo classificato Sinfonie d’amore di Graziella Minotti Beretta

Le poesie di Graziella Minotti Beretta sono forti come lei che in un suo verso si definisce “giunco flessibile che non si spezza”. La poetessa sa amare con la forza dei sentimenti, e capisce che amare significa anche mettere in mostra le sue debolezze (So rendermi ridicola pure ai miei occhi) ma soprattutto significa essere sé stessi. E la sua poesia non è solo un’espressione dei sentimenti, è anche un modo d’essere. Questo lo si capisce quando la poetessa entra in rapporto profondo con il suo intimo, quando è costretta ad affrontare dolori troppo profondi che sconvolgono il suo usuale modo di guardarsi e di vedersi. Non bisogna credere che fare poesia sia scrivere solo ciò che detta la propria coscienza. Fare poesia, come mostra Graziella Minotti Beretta, è esprimersi in relazione al proprio essere. Nulla di più né di meno. E qui sta il suo fascino.


Quarto classificato I ragazzi del 274 di Paolo Piazza

Il romanzo di Paolo Piazza è la storia di un gruppo di giovani, tra cui il protagonista Paul, che affronta la sua prima esperienza di vita importante lontano dalla famiglia, la leva militare, nel caso specifico in Marina. L’autore delinea con brevi tratti i caratteri dei ragazzi: confusi, maldestri, alla ricerca del senso della vita, circondati da personaggi altrettanto originali, folcloristici, vere e proprie caricature. Il tutto tra scherzi, drammi, amori, divertimenti puerili, esperienze al limite, eccessi, sesso, droga. Il servizio militare ha rappresentato per generazioni un rito di passaggio collettivo volto a trasformare i ragazzi in uomini, ma in realtà raramente ci è riuscito. Il romanzo sembra poterlo dimostrare. Però l’autore ha altro in serbo. Inframezza questa narrazione con flash che ricostruiscono in modo fantasioso (ma, forse, nemmeno troppo) i retroscena di quel periodo storico (anni ’70), con azioni terroristiche, attentati delle BR, l’assassinio Moro; il tutto frutto delle manovre dei servizi segreti deviati, americani e russi, con collusioni politiche, mafiose, ecc. Non basta. Piazza ci riserva un colpo di coda finale a sorpresa: cambia registro di scrittura e in un vero flusso di coscienza incontrollato che dura diverse pagine (senza punti, senza virgole, senza troppo rispetto per la logica), ritorna a quegli avvenimenti e si lascia andare a ricordi, nostalgie, rimpianti, illusioni, speranze, ideali, a ruota libera, con un ultimo richiamo alla pace nella natura e nell’infinito. Romanzo articolato, scaturito da forti esigenze interiori, originale pur nella sua istintività.


Premio Agenda dei Poeti 2020. Poesia in dialetto

Primo classificato Giovanni Malambrì con E mi baciava…

Il confine tra amore e violenza è davvero così labile, come sostiene Giovanni Malambrì? Sembrerebbe di sì. Nella sua poesia in dialetto, angosciante e drammatica, il poeta si cala nei panni di una donna che subisce violenza da parte del marito. Vive in prima persona, attraverso questa lodevole e ardita operazione creativa, l’illusione di essere amata e poi oggetto di maltrattamenti fisici. Psicologicamente la poesia ci fa assistere a una sorta di identificazione proiettiva. Il poeta, ci vede e ci parla con la voce della donna violentata, che non riconosce più l’uomo che diceva di amarla e che gli sta dando un figlio. Ma, dopo che il marito verrà carcerato, ritroverà la serenità, stringendosi al seno proprio quel figlio appena nato che lui le ha dato. E i suoi baci teneri le faranno dimenticare la dolorosa esperienza vissuta.


Secondo classificato Paolo Cardillo con A morti

Il poeta, Paolo Cardillo, immagina un surreale ma intenso dialogo tra la Vita e la Morte. Quest’ultima si vanta perché nessuno può fermarla ed è in grado di agire quando e come vuole. La Vita, dal canto suo, non cede tanto facilmente. E’ pronta a combattere, a dare del filo da torcere, prima di cedere e mai mostrerà di averne paura. E’ chiaro, si tratta di una sfida impari, ma il poeta si batterà come Ettore ha saputo fare contro Achille, in una battaglia epica, senza esclusione di colpi, e non cederà tanto facilmente, anche se sa che è destinato a soccombere. Fuori di metafora, il poeta, che è ormai in là con gli anni, si dispone a questo incontro con dignità, fierezza, ben conscio che quando Lei arriverà lui saprà accoglierla con un sorriso.


Terza classificata Rosa Rampulla con L’ultimo abbraccio

La poetessa, Rosa Rampulla, non ci dà riferimenti precisi. Sappiamo che madre e figlio stanno dibattendosi per sfuggire alla morte. Il figlio sente sempre più vicina la sua fine e si stringe al seno materno. La madre cerca di consolarlo, lo immagina ancora all’interno del suo corpo, prima che nascesse, per illudersi di poterlo proteggere meglio. Ma forse l’unico modo per sfuggire a questo doloroso momento è immaginarsi degli uccelli che volano nel cielo, liberi dalle cattiverie umane, dalla mafia descritta come un serpe velenoso. Bello e struggente il finale, nel quale la madre per consolare il piccolo gli canta una vecchia filastrocca dedicata a Sant’Antonino, una dolce ninna nanna, perché possano dormire, entrambi per sempre abbracciati.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.