Emanuel Carnevali o Manolo: l’italiano che scriveva in inglese

Chi vuole conoscere meglio Emanuel Carnevali, poeta dimenticato, può ascoltare la trasmissione “Wikiradio” di Franco Buffoni a lui dedicata, cliccando qui.

Franco Buffoni è poeta, traduttore e docente universitario di letteratura.

Da parte nostra, di Carnevali, che si definiva “un vagabondo che semina parole da un buco della tasca…”, ci piace citare tre brani di poesie e riflessioni che ci sembrano indicativi del personaggio.

I poeti

“Credevo che per i poeti fosse venuto il tempo della peste, il tempo della fine:
la fine dei canti, delle odi, dei poemi, di tutte le vecchie, ammuffite sciocchezze.
Per i poeti che, come passeri disperati, lasciavano i loro escrementi dappertutto.
Ero nauseato dai cuori delicati che i poeti ostentano sul palmo delle mani,
insanguinati trofei della loro guerra con la vita,
ch’essi si portano dietro lungo le autostrade e le scorciatoie dell’esistenza,
gridando: “Aiuto, aiuto!” con la bocca sanguinante,
benché sappiano benissimo che nessuno li ascolterà”


L’America

“Raccoglie i ribelli, gli infelici, i miserabili;
la terra delle imprese puerili e magnifiche –
l’America che è un’orfana indipendente e arrogante, pazza e sublime,
senza una tradizione che la guidi, e corre a precipizio in una corsa folle
che chiama progresso.
America tremendamente laboriosa, costruttrice di città meccaniche.
Ma nella fretta dimentica di amare, abbandona e perde la gentilezza”


La desolazione della famiglia

“Certe famiglie hanno odore di rancido, schifoso.
Gli affetti in certe famiglie
sono come uomini che cercano calore
in un letamaio.
Le cose in queste famiglie
sono come serpenti che salgono
su un albero morto”


Il primo Dio” è un romanzo autobiografico di Carnevali, uscito per Adelphi qualche anno fa.

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